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A proposito delle notizie e della conoscenza (vera)

Ho appena letto la notizia della piccola Mahi, bambina indiana di 4 anni morta dopo essere caduta in un pozzo come accadde (è l’autore stesso dell’articolo che me lo ricorda) 31 anni fa a Vermicino, dove un bimbo italiano perse la vita in circostanze analoghe. Ho ben presente lo stato di attesa con cui tutta Italia si pose di fronte ai televisori, aspettando liete notizie che non arrivarono mai e inaugurando di fatto un nuovo modo di fare comunicazione (ovvero una televisione guardona e biecamente sentimentale). Perché, diciamolo chiaramente, ciascuno sapeva che stare davanti allo schermo non avrebbe in alcun modo aiutato le forze dell’ordine a salvare il bambino, né alleviato il dolore dei genitori, né, soprattutto, sostenuto Alfredino, che in quelle ore combatteva la decisiva battaglia per la vita. Ma si poteva guardare e, perciò, guardare diventò utile e perfino necessario!
Vorrei spostare il discorso su un piano più strettamente personale (della tele mi interessa poco e, peraltro, le polemiche – che pure all’epoca ci furono – oggi farebbero sorridere) riandando ad uno dei dialoghi più cari e drammatici della mia vita, quando compresi che si può gioire della felicità di un amico o profondamente patire per un suo dolore senza avere la necessità – o la pretesa – di conoscerne l’origine (o persino la presunzione di possedere il contenuto del suo cuore!).
Per questo aver visto in foto il viso di Mahi, conoscere il nome dei suoi genitori o quello del suo paese non mi aiuta a volerle più bene. Ciò che davvero me la fa amare è inginocchiarmi di fronte al Mistero che l’ha pensata fin dall’eternità, l’ha voluta in quel luogo a me sconosciuto, l’ha affidata a un uomo e una donna per quattro anni e ora l’ha rivoluta con sé. E capisco quanto fosse più reale, significativo e concretamente utile quel livello di conoscenza per cui, di fronte alla notizia di un grande dolore, le nostre nonne si segnavano della Croce e dicevano un Gloria, riaffermando un possesso ultimo sul sofferente, sul moribondo, sulla persona in pericolo, che era – ed è – solo di Dio.

Alice