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ALTRO CHE MANGIARSI GLI SCURDARILL’

Un team di scienziati dell’Università del Texas ha pubblicato su una rivista specializzata i risultati di una ricerca volta a scoprire come e perché alcuni ricordi – soprattutto brutti – sono più difficili da rimuovere e se sia possibile escogitare un modo per controllare la funzione di reset della propria memoria.
In pratica decidere cosa dimenticare.
Si lo so sembra fantascienza ma lo stanno studiando davvero e potrebbero effettivamente arrivare a dei risultati (Black Mirror non si allontana molto dai nostri giorni).
E a fronte di persone che fanno fatica a ricordarsi anche cosa hanno fatto domenica scorsa, ce ne sono altre che ricordano tendenzialmente tutto e per le quali, riconosco, ci sono svariati punti di interesse in questa ricerca.
Dimenticarsi una brutta giornata, quello sgarbo che ti hanno fatto a lavoro, dimenticarsi l’ex e tutto quello che ci ha combinato, dimenticarsi Baggio che sbaglia il rigore a USA ‘94 e il motivo per cui siamo arrabbiati con quell’amico, dimenticarsi il dolore più grande che la vita ci ha inflitto e di cui portiamo silenziosamente le cicatrici ogni giorno.
Sarebbe bello riprogrammare la nostra memoria, immaginando che senza le cose brutte resterebbero solo quelle belle ma, come ci insegna il protagonista di Memento, perdersi i pezzi del racconto non ci fa arrivare mai a capire qual è la conclusione della nostra storia.
Non si tratta appena della consapevolezza che non saremmo le persone che siamo oggi se non fossimo anche passate attraverso quei brutti momenti – perché magari saremmo potute passare attraverso bei momenti e diventare persone migliori o più felici.
Si tratta della certezza di star camminando su una strada che non abbiamo costruito noi, dove possiamo cadere, decidere di rialzarci, strisciare, correre o fare le acrobazie olimpioniche per arrivare alla fine, dove potremo chiedere a chi ci ha fatto fare quella strada “Perché?”.

Ostrica