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Amministrative 2012: vero cambiamento o velleitarismo?

Le ultime elezioni amministrative, in sintesi, hanno prodotto: la netta sconfitta del Popolo della Libertà (orfano di Berlusconi), una tenuta del centrosinistra (all’interno del quale restano, però, divisioni profondissime), la certificata crisi della Lega (che potrebbe essere irreversibile), il mancato decollo del Terzo Polo (tre galli in un pollaio non faranno mai sorgere l’alba) ed, infine, il boom del Movimento a 5 stelle (con capocomico annesso).
Proprio a questo proposito mi hanno lasciano un pò perplesso diverse (forse troppe) dichiarazioni ed osservazioni di vari analisti e commentatori politici sul positivo risultato dei grillini.
L’entusiasmo con cui da molti è stata accolta la buona performance dei seguaci di Beppe Grillo e i commenti che l’hanno dipinta quasi come una vera e propria rinascita e come l’inizio di una nuova era, mi hanno imbarazzato e mi hanno fatto tornare in mente alcuni passi del libro di Vitaliano Brancati: “Storia di un uomo che per due volte non rise”.
«Si brindò al nuovo secolo: se ne dissero di cotte e di crude sulla felicità, il progresso, la fratellanza, l’amore etc.; si parlò molto e si rise anche di più. Solo Giacomo Licalzi non rise minimamente, e passò la notte col viso atteggiato a malinconia, sbraciando la cenere della conchetta, fumando la pipa».
«Era stato un uomo allegro fino a poco tempo innanzi; d’un tratto una strana nebbia gli era calata sul viso, aveva rinunciato ad uscire la sera, a giocare a carte, ad andare a teatro, si era liberato dei cani, del cavallo, della scimmia, del fucile da caccia, e [… ] come un buon capitano che alleggerisce la nave all’ingresso di un mare infido, s’era inoltrato nel nuovo secolo».
La vita offre al protagonista del libro (Giacomo Licalzi) due occasioni per non condividere l’entusiasmo generale: la prima nel giorno di Capodanno del 1900 e la seconda quando arrivarono gli americani nel suo paesino in Sicilia.
Non voglio paragonare l’avvento del ‘900 (come possiamo definirlo “secolo cupo, tetro, fosco”, visto che l’appellativo di “buio” l’hanno già dato ad un altro secolo, che forse non se lo meritava) e la fine della II guerra mondiale con le Amministrative 2012, però quando accade un fenomeno come quello dei grillini si farebbe bene ad essere più prudenti nell’affibiargli la patente di unica ed ultima possibilità di interpretare e rappresentare il desiderio di rinnovamento del popolo italiano nei confronti della politica.
La speranza di cambiamento e di uscita dalla crisi non può essere riposta in un soggetto politico (impersonato da Beppe Grillo) un pò schizoide, che non vuole relazionarsi agli altri, non vuole partecipare a dibattiti pubblici, non vuole allearsi con nessuno.
Da quello che si percepisce guardando la televisione o ascoltando la radio o leggendo i giornali, gli argomenti usati e le modalità di esprimerli danno l’impressione di una proposta programmatica fumosa, demagogica, priva di ideali e un pò velleitaria.
Non si capisce quali idealità esprima questo Movimento, non si capisce della riforma del lavoro che idea ha, cosa vuol fare della scuola, per l’educazione quali proposte avanzi, per ridurre il disavanzo della sanità quali strade sono percorribili, etc.etc…
Partire solo dal disagio e dall’emergenza sociale che sta vivendo l’Italia, elencando tutte le contraddizioni che ci sono, non rappresenta assolutamente una soluzione seria.
I problemi che ha di fronte la politica italiana e che devono affrontare anche gli amministratori locali sono quelli di una maggiore solidarietà sociale, di una maggiore equità fiscale, di una seria lotta agli sprechi (non solo abbassando il numero dei parlamentari) e di un rilancio dell’economia e della produzione.
Le misure in questo senso possono essere prese solo da soggetti politici con un’identità precisa e radicata nella storia culturale e sociale del nostro Paese, altrimenti continueremo a farci abbagliare da capipopolo o capicomici che durano poco e non risolvono i problemi.

Pesce (ner)Azzurro