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Anche i capelli del vostro capo sono contati

La forte scossa di terremoto di questa notte ha messo in evidenza fin da subito che la vita non è roba mia, non è qualcosa che possiedo io, la scossa poteva benissimo colpire me nel sonno e togliermi tutto. Neppure con tutta la scienza e la medicina di questo mondo potevo questa notte aggiungere un secondo alla mia vita, aggiungere volontariamente, secondo una mia iniziativa, un secondo solo alla mia vita: in sintesi non ho deciso io di rimanere vivo, non decido nemmeno in questo momento di vivere, questo è evidente! Tutto misteriosamente mi è dato, mi è donato, non l’ho nemmeno chiesto, da qualcuno di cui non conosco il volto, un mistero. Siamo stati scossi dal terremoto, ma ancora di più siamo stati scossi da ciò che urge principalmente nella vita: il suo significato.
Non ne conosciamo il volto?
Amici, se devo essere serio con me e con questo grande problema che la vita mi sbatte in faccia (qual è lo scopo del vivere? perché quelle morti? c’è possibilità di salvezza per me che sono ancora vivo e per chi è morto?), se devo essere serio non posso dimenticarmi – o far finta di nulla, sarebbe un delitto – di questa amicizia che oggi tra di noi e con altre persone incontrate a Rimini in fondo in fondo vibrava, come se qualcosa di eccezionale stesse avvenendo, o stesse inesorabilmente per avvenire: insieme siamo andati per verificare l’ipotesi proposta dal Meeting – Tu sei un bene per Me -, siamo stati davanti a dei fatti (uno su tutti, quel perdono impossibile della mostra sui carcerati brasiliani), ad una grande amicizia che ha uno scopo, cresce e si vede (ho incontrato un amico che non vedevo da un anno e sembrava fossimo fratelli, mi ha accolto come se fossi parte della sua famiglia!!).
Non posso dimenticarmene!
Per affrontare un evento come quello del terremoto voglio allora partire proprio da questa amicizia, e da queste parole di don Giussani che stanno prendendo carne anche tra di noi:
Cristo è il valore del tempo e della storia.
Dio fatto uomo.
“Senza di Lui nulla e stato fatto di ciò che è stato fatto”.
Egli, il Verbo, ciò per cui tutte le cose sono, si è fatto carne e ha posto al sua tenda fra noi, la sua dimora fra noi. Perciò in lui ogni cosa consiste.
Come facciamo a iniziare un anno nuovo di vita e perciò di cammino, di gusto, ma anche di lotta, di tensione senza che tutto il nostro essere fissi se stesso in questa presenza che è la definizione del proprio io, la definizione del proprio volto, il nuovo ed eterno volto di ognuno di noi?
Ma se è il nuovo ed eterno volto di ognuno di noi, allora tutti insieme siamo un solo volto.
Allora, nella contingenza dell’esistenza e della storia, nel concreto della vita quotidiana e della convivenza con gli altri fratelli uomini, il giudizio di valore, da cui scatti un amore che abolisca la negatività della nostra vita, che faccia fiorire il nostro volto, che determini il dinamismo del nostro tempo e del nostro cuore, riconosce che il «vale la pena» per tutto ciò che si fa è la nostra unità in quell’uomo, Cristo, è la nostra unità per colui che è tutto e che ognuno di noi ha incontrato.
Se «anche i capelli del vostro capo sono contati», se anche il fiore che calpestate nel campo è oggetto di una attenzione infinita, non esiste allora brandello della nostra presenza personale, non esiste sfumatura di quello che siamo che posso sottrarsi, come significato, a quel rapporto costitutivo.
(don Giussani, Equipe “Dall’Utopia alla Presenza, pag. 25-26)
Come dice Tonno subito, nel suo articolo sul terremoto:
“Quest’unità ci fa essere vigili: dalla raccolta fondi al pregare, al mettere in comune le proprie cose, fino al sangue (trasfusioni). Preghiamo la Madonna perché, riconoscendo la Sua Maternità, impariamo a riconoscerci fratelli e a soccorrerci nel bisogno/carità.”
Facciamolo!

Occhione