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Anche i capelli…

Anche i capelli...
Infermiera from Pixabay

Dentro l’esperienza drammatica del Covid, dentro ogni esperienza più o meno drammatica di malattia, di debolezza, di bisogno, si avverte più nitida la fragilità umana e allo stesso tempo il desiderio di una compagnia proprio lì, in fondo al dramma solitario di ciascuno.

In un feedback di “soddisfazione dei pazienti” di un ospedale Covid si legge: “voglio esprimere il mio profondo ringraziamento a tutto il personale… innanzi tutto per avermi salvato la vita; poi, di non meno importanza, per la cortesia, disponibilità e competenza mostratemi in questo lungo mese di ricovero”. Di non meno importanza!

Segue un ringraziamento particolare ad una dottoressa “per la forza e il coraggio che è riuscita a trasmettermi con tutta la sua fermezza ed umanità, come quel giorno che mentre piangevo mi ha detto ‘su forza le spazzolo i capelli’”.

Che sproporzione, tra un gesto così semplice e la vertigine della malattia. Eppure ben si comprende come questa vertigine sia sostenuta solo da un’umanitá presente, familiare e verissima.

“In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: Non piangere!” (Lc 7,11)

Qui il link allo splendido commento di Luigi Giussani a questo brano del Vangelo.

Sirenetta