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Arrivederci!

“Ho avuto e ho la percezione che non fosse la fine, ma un nuovo inizio, una nuova avventura. Poi resta tutto il dolore della mancanza fisica… Ma la sensazione che ho avuto è quella di un amico che partisse per un viaggio, verso un bel posto”. Queste sono le parole di un ragazzo tendenzialmente ateo che nelle ultime settimane ha vegliato un nostro comune amico in fin di vita (quest’ultimo invece aveva molta, molta fede).
Mi permetto di renderle pubbliche perchè credo possano essere interessanti per tutti almeno sotto due aspetti.
Primo. Viviamo in una società che non fa che esorcizzare la morte e il limite: le donne non devono invecchiare mai, i bambini devono nascere sani, i malati non devono soffrire… Se fosse stato un cavallo il nostro amico avrebbe dovuto essere soppresso molto tempo fa; e invece, che possibilità di letizia e di costruzione permangono fino all’ultimo respiro! Tutti quelli che sono stati con lui, oggi hanno un po’ meno paura di morire.
Secondo. Il cristianesimo è davvero una cosa semplice: l’incontro con uno che sta davanti ad un Altro, davanti al Destino totale. Tanto che, senza particolari nozioni di catechismo o di teologia escatologica, e senza neanche osare parlare di “paradiso” o di “vita eterna”, un uomo può semplicemente accorgersi e divenire certo che stiamo tutti andando “verso un bel posto”.
Semplice, certo e definitivo come il giorno che si canta nel Dies irae: “Oro supplex et acclinis, cor contritum quasi cinis: gere curam mei finis” (ti supplico umilmente prostrato, con il cuore spezzato, come polvere: prendi a cuore il mio destino).

Sirenetta