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Back to American leadership

Che cosa sta succedendo nel primo viaggio di Trump all’estero?

Innanzi tutto la scelta: Riad, Gerusalemme, Vaticano (oltre al G7). Trump ha deciso che il problema del mondo si risolve CON le religioni e non CONTRO le religioni. A Riad ha detto che gli Stati Uniti non devono insegnare a nessuno come vivere. Siamo al contrario della politica-discorso di Obama che voleva imporre a tutti il pensiero liberal o di quella di Bush che voleva imporre a tutti la democrazia. Uniti contro il terrorismo, poi ognuno faccia ciò che vuole secondo le proprie tradizioni.

In secondo luogo, alleanza con l’Arabia Saudita e Israele contro l’Iran, considerato responsabile del dissesto. Qui il giudizio deve rimanere più sospeso. Certamente, ancora una volta, si tratta di un ritorno alla tradizionale politica americana. Pagare i sunniti, appoggiarli contro l’Iran in cambio del controllo della sicurezza. Nel caos del Medio Oriente (l’Arabia ha finanziato l’ISIS) l’America è convinta che siano alleanze forti e ingiuste a garantire la pace più della persuasione morale obamiana che aveva giocato la partita opposta (indebolire l’Arabia e rafforzare l’Iran). L’Iran è un grande Paese e gli sciiti in generale sono più ragionevoli verso i cristiani dei sunniti. Tuttavia, in Siria e in Iraq hanno giocato uno strano ruolo ed è davvero difficile, con le informazioni di un comune cittadino, sapere ciò che è meglio o peggio.

Più in generale, l’idea dell’attuale amministrazione pare semplice: alzare il livello di presenza armata americana (anche in Corea), le sue alleanze con i più forti, per mantenere la pax americana.

Non c’è nulla di poetico in tutto questo, ma sono cambiamenti che occorre guardare. Sul primo non si può che essere contenti, sugli altri occorre più cautela ma occorre ricordare che il tentativo di una pace senza leader o di una pace con disseminazione dei modelli occidentali sono falliti miseramente.

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