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BANANA

L’altra sera, quando un caro amico (con cui condivido la stessa fede) mi ha invitato a vedere un film, ci sono andato “sulla fiducia”; il titolo, infatti, non mi ispirava molto: Banana. Invece, è stata una scoperta bellissima.

Il film si snoda attraverso le vicissitudini di un adolescente, Giovanni (soprannominato Banana), che si intrecciano con la lettura di un compito di italiano con a tema «Cos’è per me la felicità».

Le circostanze che è chiamato a vivere il ragazzino sono legate ad una serie di rapporti: con Jessica, la più bella della classe, di cui è innamorato pazzo e per cui è disposto a tutto; con le amiche di Jessica che lo scherniscono; con la sorella, cui è molto legato; con i genitori, assenti e distanti tra loro; con i compagni di classe e gli amici (si fa per dire) della squadra di calcio, che lo maltrattano continuamente perché non rimane in porta, ma si lancia improvvisamente all’attacco per provare a segnare; con la professoressa Colonna, depressa, scettica e ostile verso tutti, ma che lui stima e che alla fine dà un bellissimo voto al suo compito (anche se non capisce cosa c’entri la felicità con il calcio brasiliano).

Dentro queste circostanze si sviluppa la sua risposta alla traccia ed emerge la sua posizione di fronte alla vita: «Io penso che la felicità è quando ti vai a prendere quello che c’è di grande nella vita, anche se devi superare tantissimi ostacoli e difficoltà. …  Non voglio essere contento o sereno, voglio essere proprio felice … Una cosa molto importante per essere felici sono le persone speciali. Solo che a volte le persone non sanno che sono speciali per noi. Allora bisognerebbe dirglielo senza paura …».

Che bello sarebbe correre sempre, anche se goffamente, e andarsi “a prendere quello che c’è di grande nella vita”, da brasiliani, sempre in attacco, non censurando il proprio desiderio e cercando quello che più lo soddisfa, usando quel metodo infallibile che è seguire “persone speciali”.

Che coraggio ci vuole a lasciare sguarnita la porta e avventurarsi in dribbling a tutta velocità, lasciare le nostre piccole sicurezze che ci tengono relegati ai margini del gioco, come Banana che dribbla tutta la squadra avversaria partendo dalla propria porta, anche se poi sbaglia il tiro decisivo.

E che realismo! “Certo non si può mica essere felici del tutto. Però, forse, basta esserlo di qualcosa. Che poi quel qualcosa illumina tutto il resto e siamo salvi”. È come tenere lo sguardo fisso su qualcosa di positivo che la realtà rivela e sperimentare la certezza di poter essere veramente felici, non accontentandosi di un di meno.

E l’ultimo aspetto, sottolineato anche dall’introduzione del mio amico, riguarda il cambiamento che una vita vissuta così genera intorno a sé: la realtà cambia, le persone cambiano e si può rispondere positivamente all’esortazione del ragazzino: «Giurami che non fanno tutti schifo».

Dopo aver visto il film, mi è tornato in mente il versetto del Salmo 33 presente nel Prologo della Regola di S. Benedetto: «C’è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?». Ecco, Giovanni avrebbe risposto sicuramente “Io!

Pesce ner(Azzurro)

P.S. Buona visione a tutti. In particolare a insegnanti, educatori, genitori, studenti; ma anche a bancari, agricoltori, impiegati, operai, etc.

Alcune notizie sul film:

BANANA – Italia, 2014, 82’ – Regia: Andrea Jublin – Sceneggiatura: Andrea Jublin – Fotografia: Gherardo Gossi – Montaggio: Esmeralda Calabria – Musica: Nicola Piovani.

Produzione: Good Films, con il contributo del MiBACT, Garance Capital, con il sostegno della Regione Lazio, in associazione con Banca Popolare di Sondrio.

Distribuzione: Good Films.

Interpreti: Marco Todisco, Beatrice Modica, Camilla Filippi, Gianfelice Imparato, Giselda Volodi, Anna Bonaiuto, Giorgio Colangeli, Daniele Protano, Lauryn Luccarini.