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BETTER MUSLIM THAN DEAD

Riparto dall’ultimo intervento di Torpedine…
Cosa occorre perché la carità sia intelligente e fattiva? Non lo so.
Il Papa ha fatto il Papa e, di fronte al suo invito, le parrocchie e la Chiesa in generale si organizzeranno e risponderanno “intelligentemente” e “fattivamente” al problema, in maniera da: gestire il fotosegnalamento e il verbale delle dichiarazioni dei richiedenti asilo, garantire loro il vitto e l’alloggio, assicurargli l’assistenza psico-socio-sanitaria, curare le procedure per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno, e così via.
Nessuno ha la presunzione di risolvere il problema dei migranti attraverso un blog; più modestamente il contributo che ciascun pesce può dare è quello di favorire una riflessione e sostenere un giudizio che aiuti a comprendere meglio la realtà.
Riproviamoci, tentando di tenere presenti “tutti i fattori in gioco”; di alcuni se ne è già parlato, di altri un po’ meno, o se ne è parlato in maniera fuorviante.
Un fattore che scandalizza cattolici e non, di destra, ma anche molti di centrosinistra, è che queste persone “sfruttino la situazione”.
L’altro fattore, che anche molti cattolici denunciano, è che l’ondata migratoria dei sedicenti profughi si stia trasformando, se non lo è già, in una “invasione” vera e propria.
Secondo me i politici, cattolici o laici, devono tener conto di questi due elementi nell’approntare proposte intelligenti per “gestire” il problema.

  1. Per quanto riguarda il primo aspetto, occorre che queste persone non vengano considerate solo degli Ospiti o, peggio ancora, dei turisti. Devono essere sviluppati una serie di progetti per l’integrazione che prevedano l’obbligatorietà dello svolgimento di attività lavorative socialmente utili nel campo ambientale, assistenziale, agricolo, etc… In loro favore vengono garantiti, da parte delle “opere” che gestiscono i Centri di accoglienza e di integrazione, una serie di servizi molto apprezzabili, che vanno dalla vigilanza sanitaria all’insegnamento della lingua, dalla consulenza legale all’assistenza psicologica e sociale, dall’integrazione lavorativa all’educazione civica. Vi sembra poco? È immorale chiedere loro qualcosa in cambio?
  2. Rispetto alla seconda questione, mi sembra che abbia tre livelli di intervento.
    Il primo riguarda i migranti stessi: chi non ha i requisiti perché gli venga riconosciuto lo status di rifugiato e non ha diritto alla protezione internazionale deve tornare a casa; in questo senso occorre, da un lato, aumentare il numero delle Commissioni che valutano i requisiti per restringere i tempi decisionali e, dall’altro, potenziare e finanziare le iniziative ed i progetti riguardanti il rimpatrio assistito.
    Il secondo riguarda i Paesi di provenienza dei migranti: intervenire qui, moltiplicando gli sforzi e gli investimenti “economici, strutturali e politici”, come già suggerito anche nell’intervento citato.
    L’ultimo riguarda noi, i Paesi occidentali, la nostra cultura: mi sembra che delle conseguenze che questa invasione può determinare non gliene freghi nulla a nessuno; anzi, si cerca di utilizzarne gli apparenti benefici in termini socio-demografici ed economici.
    Non sono un mago, né prevedo il futuro; spero, per quelli che verranno dopo, che fra qualche decennio non si erga un novello Bertrand Russell qualunque, per dirci che è “meglio musulmani che morti”.

Pesce (ner)Azzurro