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Black Hole + Open Gates = ricerca della giustizia o macabro spettacolo?

Pochi giorni fa è tornato in servizio presso il Municipio di Termoli Ugo Sciarretta, già Capitano della Polizia Municipale. Fu arrestato nell’ambito della seconda fase della cosiddetta operazione Black Hole sulle spie nella Procura di Larino. Tornato abbastanza presto in libertà fu sospeso dal servizio; dopo cinque lunghi anni è tornato al lavoro, però con mansioni diverse.
Ho citato questo caso per gridare ad uno scandalo che non è ammissibile in un Paese civile! CINQUE ANNI, CINQUE ANNI sono passati da quell’inchiesta e la fase processuale è ancora lontana da venire; non è stata fatta ancora l’udienza preliminare.
Non voglio fare commenti su come possono essere passati questi cinque lunghi anni per il Capitano né entrare nei dettagli tecnici del procedimento, ma temo che il motivo di tanto ritardo sia legato al contenuto dell’inchiesta.
Lessi, all’epoca, la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora Onorevole Remo Di Giandomenco. Ebbene in quelle 7-800 pagine c’era di tutto. Centododici (tra cui, naturalmente, l’Onorevole) indagati per i reati più svariati: corruzione, truffa, peculato, aborti illegali, concussione, malasanità, turbativa d’asta, associazione a delinquere, abuso d’ufficio, ecc.
La richiesta era “condita” con decine e decine di intercettazioni telefoniche che a mio avviso nulla avevano a che fare con i reati contestati, come, per esempio, quella tra un immobiliarista e un costruttore termolesi che discutevano sull’opportunità di acquistare un edificio situato in Corso Nazionale e posto in vendita dal proprietario, manifestando l’intenzione di implicare nella vicenda l’allora Onorevole. E quale sarebbe il reato? Il fil rouge di tutta l’inchiesta, che emergeva dalle descrizioni dei magistrati che avevano richiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’Onorevole era che, per dirla col Levitico, “In Basso Molise non si muove foglia che Di Giandomenico non voglia”. Seppur così fosse, è un reato?
La scena si ripete con l’operazione Open Gates (ancora nessuno, neanche PrimoNumero, ci ha spiegato perché l’hanno chiamata così). Gli indagati erano in numero inferiore (una ventina), ma anche qui il numero dei reati spropositato: corruzione, concussione, traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere, abuso d’ufficio, ecc. Dagli atti dell’indagine (che ho avuto la fortuna di leggere) risulta la maniera fuorviante in cui i magistrati hanno mischiato e confuso il ruolo istituzionale del principale indagato e la gestione della sua attività privata, che nulla avevano a che vedere tra loro. Anche in questo caso si è in attesa dell’udienza preliminare, ma sono passati solo due anni (circa).
Ho citato dei personaggi per alcuni dei quali non nutro simpatie particolari. Ma non è possibile infangare, disonorare, infamare, screditare per sempre centinaia di persone e non avere la possibilità di ribellarsi, di rivoltarsi, di protestare.
Cito da wikipedia: “La giustizia è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l’ufficio, deontologico e inviolabile, che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati”. E quando?
Per quelli direttamente coinvolti nelle due inchieste è stata, sicuramente, un’esperienza terribile, un incubo; per chi l’ha vissuta dall’esterno, oltre all’incredulità c’è stata comprensione e compassione e la speranza che la verità e, quindi, la giustizia potesse affiorare in tempi rapidi.
I più sono ora quasi convinti che non si sia trattato di un servizio alla giustizia, ma di un macabro spettacolo fatto sulla pelle di persone, fino a prova contraria, innocenti.

Pesce (ner)Azzurro