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Bravi ragazzi

Dal mare di commenti sui fatti di Barcellona emerge il misterioso problema degli assassini-bravi ragazzi. “Il suo profilo non combaciava con quello di un killer” diceva la psicologa che aveva avuto in cura Moussa, uno dei fratelli killer. Moussa faceva il baby sitter del vicinato e da lì prendeva i soldi per mantenersi. I vicini erano stupidi o Moussa era un genio dell’attorialità? Nessuna delle due, Moussa è stato un killer e un bravo ragazzo, anzi è stato un killer perché probabilmente era davvero un bravo ragazzo. I commenti straniti, infatti, non tengono conto dell’ideologia. Quando uno abbraccia un’ideologia, quanto più è “bravo”, “intelligente”, “serio” tanto più sarà pericoloso perché si metterà sul serio a portare fino in fondo la sua ideologia, convinto soprattutto di fare il bene.

Il problema dell’ideologia, infatti, è che fa perdere le tracce dell’evidenza e della ragione, cancellando i dati di fatto, le solide inferenze della ragione e i confini del bene e del male. Per questo l’ideologia, in qualsiasi sua forma, rimane il più pericoloso dei nemici. E non se ne esce per ragionamenti più sofisticati ma per un amore al vero e a sé come destino che è il sigillo di ogni incontro umano vero.

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