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BROKENHEARTED

“Non si torna indietro” è una frase coraggiosa, a volte inevitabile, che fa scorrere – comunque – un brivido lungo la schiena. Dice che sta accadendo qualcosa e non dice quello che ci sarà davanti.
“Non si torna indietro” ha detto Theresa May attivando il processo che porterà il Regno Unito fuori dall’Europa.
È il tempo dell’individualismo degli uomini e delle nazioni (nazionalismo). È il tempo della rassegnazione, degli interessi particolari senza visione, dei calcoli sul breve periodo, della sopravvivenza mediocre. È un tempo buono per nuovi blocchi e per nuove guerre.
Gli uomini e i popoli scivolano così, da un estremo all’altro, quasi rotolando alla ricerca di un equilibrio (possibile?).
Per rialzare lo sguardo (e anche l’economia e la politica!) servono leader decisi, intelligenti e buoni e servono ideali vissuti e vivibili, dove sacrifici e dissidi possano trovare un terreno di costruzione; una “casa comune” come si diceva parlando di questa Europa.

Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore (…) (questa attività europea) potrebbe anche apparire ad un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero. In questo caso le nuove generazioni, prese dalla spinta più ardente del loro sangue e della loro terra, guarderebbero alla costruzione europea come ad uno strumento di imbarazzo ed oppressione. In questo caso il pericolo di involuzione è evidente. Ecco perché, pure avendo una coscienza chiara della necessità di creare la costruzione, noi giudichiamo che in nessun momento bisognerà agire e costruire in maniera che il fine da raggiungere non risulti chiaro, determinato e garantito“.

(De Gasperi all’Assemblea del Consiglio d’Europa – Strasburgo, 10 dicembre 1951)

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