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Considerazioni sulla scuola (da un insegnante arrabbiato)

Considerazioni sulla scuola (da un insegnante arrabbiato)
DAD from Pixabay

Da lunedì la scuola è tornata in DAD al 100% esattamente come un anno fa.

Questo è il fatto e su questo fatto due considerazioni:

1.     Tutti i giornali e i governi, quello precedente e quello attuale, hanno sbandierato lo slogan: “la priorità alla scuola”, ma cosa è stato fatto a parte l’acquisto dei banchi con le rotelle? Ma l’educazione interessa realmente a qualcuno? Forse allora non è meglio ammettere che chiudere le scuole è una scelta ed è in fondo la più facile perché non implica nessun rischio? Per chi è dentro la scuola e la ama, e sa benissimo che nessuna DAD permette un rapporto di conoscenza adeguato, almeno qualche tentativo anche rischioso, una qualche ipotesi di soluzione alternativa alla chiusura l’avrebbe fatta. Mi sembra una clamorosa mancanza di impegno con un luogo prezioso in cui avviene l’educazione dei giovani, base per costruire una società.

2.     Che cosa poi succeda e succederà di questa generazione che facciamo crescere chiusa in casa da sola davanti a un computer non è di nuovo argomento che interessi realmente qualcuno. Ho letto di articoli di psicologi e psichiatri che lamentavano l’aumentare di depressione e ansia tra le fasce giovani del nostro paese e quindi “risolveremo” il problema che l’io è rapporto con qualche pasticca?

Terminate le considerazioni di un insegnante arrabbiato, dico che da lunedì molto mi è chiesto per coinvolgere i miei allievi nella didattica a distanza, che da cristiano so che a Dio nulla è impossibile e che io cerco di partecipare con Lui ogni giorno per non perdere neanche uno solo di questi piccoli; per cui il problema non è la depressione mia o loro ma è fantasia al potere per continuare a proporre e a cercare di farli innamorare della mie materie e del significato delle cose, per farli stare attaccati al reale, al positivo, alla bellezza perché il nulla non ci inghiotta tutti.

Certo verrebbe da spaccare la testa a chi prende la via facile di chiudere le scuole e non si impegna per trovare delle alternative ragionevoli ai trasporti o ai locali per fare lezioni.

Si cresce in rapporto con le cose, con i compagni, con gli insegnanti, litigando, giocando, ridendo e piangendo; come recupereremo questi tempi bui?

Spinarello