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Coronavirus: la fine dell’età dei diritti globalizzati?

Per ora siamo nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria, che non sarà breve né tantomeno indolore. Le conseguenze sanitarie ed economiche rischiano di essere pesanti e c’è da augurarsi che si possa ripartire.
Ci si può interrogare però già da ora, un po’ più in profondità e più in generale, sulle conseguenze dell’epidemia a livello di visioni del mondo e di concezioni antropologiche e politiche.
Di certo il mondo super globalizzato e interconnesso, caratterizzato dalla richiesta senza limite di “nuovi diritti” non ne esce bene; nel momento della crisi ci si è dovuti necessariamente chiudere a riccio, sacrificando molti diritti e richiedendo (non senza difficoltà) il sacrificio dei doveri (civici e non solo); è possibile che si possa recuperare una visione più equilibrata in cui alle libertà individuali e all’autodeterminazione si affianchi anche una maggiore coesione sociale basata, piuttosto, sull’adesione a valori e ideali che superano e trascendono l’individuo.
Altro ambito di cambiamento sarà quello del lavoro; da un lato, della delocalizzazione (soprattutto in Cina) si sono sperimentati in questa occasione soprattutto i grandi rischi, mentre dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro stesso, la diffusione delle forme di smart working potrebbe costituire un modello da cui non tornare più indietro.
Da ultimo, l’Europa: per ora se ne sta sperimentando l’inazione, ma è possibile che lo stato di necessità di tutti i paesi che la compongono imponga alle Istituzioni europee un deciso cambio di marcia: meno vincoli (soprattutto di bilancio) e più sviluppo; meno burocrazia e più politica; meno centralismo e più autonomie.
Secondo alcuni l’emergenza sanitaria è paragonabile nelle sue conseguenze ad una guerra; dopo quella del 1939/1945 abbiamo avuto un periodo di grande speranza e ricostruzione, propiziato da un tessuto sociale ricco e motivato (partiti, associazioni religiose, sindacati, etc.) e guidato da politici autorevoli e lungimiranti (come De Gasperi).
C’è da augurarsi che possa accadere anche oggi, pur in una situazione diversissima, qualcosa di simile.

Pesce pilota