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Coscienza privata e virtù pubbliche.

Anche nel periodo estivo – come avrete capito – pur frequentando spiagge, lidi e fondali, preferisco comunque informazione e buone letture; mi sono allora imbattuto nell’intervista a Giorgio Vittadini sul Corriere del 17.08, in cui a proposito della posizione di CL sul prossimo referendum costituzionale afferma che: “Il voto al referendum è un fatto personale e di coscienza». Spesso i giornalisti tendono a semplificare i ragionamenti articolati e probabilmente così sarà stato in questo caso; rimanendo però al concetto così come espresso sorgono alcuni dubbi e qualche considerazione.
Nulla da dire sul richiamo alla coscienza e sul valore della responsabilità personale: per la Chiesa sono sacre, in quanto capaci di riconoscere ed affermare la verità e per essa tanti nella storia hanno pagato e pagano oggi di persona prezzi altissimi. Il punto è però un altro e riguarda anche un fatto sociale come il referendum: siamo sicuri che il giudizio su di esso possa essere meramente individuale? Sembra infatti un po’ strano non considerare le ricadute sulla vita di un popolo di una decisione politica di rilevanza generale; pare necessario piuttosto attingere in modo condiviso proprio dall’ambito di Chiesa a cui si appartiene criteri, indicazioni ed eventuali azioni. Se così non fosse la fede potrebbe ridursi ad un fatto solo privato e la sua verifica ed incidenza sulla storia sarebbero assai scarse: in fondo non tanto lontano dall’oppio dei popoli di marxiana memoria o dalla separazione fra fede e vita auspicata dai diversi laicismi o liberalismi…
Di grande utilità per tutti e per ciascuno è proprio confrontarsi con il patrimonio della tradizione (anche sociale) della Chiesa e lì cercare criteri capaci di valere sia per la sfera privata sia per quella pubblica; in proposito papa Francesco, ripreso pure da altre autorevoli personalità, ha insistito sul valore – anche sociale – della misericordia e sull’utilità di un “discernimento comunitario”: come attuarlo anche rispetto al prossimo referendum? Certo non è facile, ma vale la pena di provare a farlo, ad esempio ricordando che la politica è una forma (anzi la forma più alta) di carità e che fra i fattori da tenere presenti vi sono certamente quelli del bene comune, del pluralismo istituzionale (anche per le comunità intermedie) e la difesa dei princìpi non negoziabili; per inciso, mi pare che applicare tali criteri porti a valutare negativamente (e perciò a votare no) una riforma farraginosa, centralista e statalista, pur riconoscendo la necessità di fare in fretta qualche diverso cambiamento alla Costituzione, magari attraverso una “costituente” ed una maggior condivisione delle soluzioni.
Tornando al tema, abbiamo a disposizione dunque una grande ricchezza di criteri, valori, esempi e soluzioni che nascono dalla fede, capace di ispirare non solo le azioni individuali, ma anche di contribuire ad assumere decisioni collettive ragionevoli e favorire le virtù pubbliche ed il bene comune. E si tratta di un fattore importante di un compito educativo vasto a cui un movimento come CL non si può sottrarre e per realizzare il quale – credo – esiste un evento come il Meeting di Rimini.

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