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Cronache dalla tempesta-bis: pront’, i’ so pront’, tu si pront’? Qualcuno doveva pur rispondere.

È passata una settimana da quando una valanga ha travolto l’Hotel di Rigopiano.
Mentre scrivo i soccorritori non hanno ancora finito di cercare i dispersi (ecco loro anche sperano contro ogni speranza, perché nessuno si spacca così di lavoro solo per recuperare cadaveri).
In mezzo a questo la giustizia popolar mediatica è partita e giornali e televisioni già cercano errori e colpevoli, già fanno analisi “scientifiche” quando, per dirne una, l’ordine dei geologi abruzzesi ha fatto notare che finché non si scioglie la neve e non si va sul posto è un po’ difficile dire cosa è successo di preciso.
Mi sembrano sensati, anche se di geologia non ne so nulla.
Tra queste la più agghiacciante, per me, è la ricostruzione delle prime telefonate di soccorso arrivate alla prefettura di Pescara & co. dove, da quel che si sente, chi ha ricevuto la telefonata non ha dato istantaneo credito all’allarme visto che c’era un allarmismo ingiustificato e “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”.
Ora, si sa che sono girate bufale assurde in quelle prime ore e continuano a girare (audio sui telefoni riguardanti aperture di diga, mancanza di viveri ai soccorritori – in Abruzzo? Questa era incredibile davvero!).
E c’è da dire che la signora che ha fatto l’infelice uscita al telefono poi ha, comunque, chiamato qualcuno per controllare la situazione, senza ricavarne granché purtroppo.
Non sono giustificazioni, un ritardo, un fraintendimento, un qualche tipo di errore c’è stato.
E anche se fosse ritenuto ininfluente dagli inquirenti – avendoci messo il primo convoglio del soccorso circa 9 ore con gli sci per raggiungere il sito della valanga – il fatto accaduto ha una certa gravità ma per altri motivi.
Magari scopriremo che a rispondere al telefono c’era una persona ignobile, una di quelle che timbrano il cartellino e vanno via ma è comunque una persona e credo mi chiederei lo stesso: ma questa persona come sta?
Non so voi ma io, anche se fossi certa di aver fatto tutto giusto, di non aver avuto colpe, non riuscirei comunque a mettermi il cuore in pace sapendo di aver avuto anche solo un’umana superficialità verso chi in quel momento stava gridando disperato (qualcuno ha risposto a Parete, non creduto neanche lui).
C’è qualcosa che profondamente stride in noi (se non siamo Hannibal Lecter) quando sentiamo la responsabilità di una vita nelle nostre mani, anche se così di striscio.
E credo sia la stessa cosa che ci fa gioire per la riunione della famiglia Parete, che non conosciamo.
Un cuore uguale in ognuno di noi che desidera con una certa profondità e con una certa passione cose grandi, cose vere.
Non so dirlo meglio, allora uso un piccolo pezzo di Leopardi che, letto a 15 anni, mi sembrava dire una cosa simile:

Natura umana, or come,
Se frale in tutto e vile,
Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?

(G. Leopardi – Sopra il ritratto dl una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima)

E allora, una preghiera è il caso di farla anche per quella centralinista della prefettura, perché abbia qualcuno accanto che le ricordi che il suo cuore è fatto per desiderare cose grandi e non smette di farlo a causa di certi errori, pur dolorosi.

Ostrica