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Da “Il vecchio maestro”, racconto di Vasilij Grossman

Boris Isaakovic Rozental’, il vecchio maestro ebreo, quella notte voleva con tutto il cuore una cosa soltanto, un prodigio che non era riuscito ancora a spiegare: l’amore. Non sapeva che cosa fosse. Avrebbe voluto che qualcuno gli dicesse: “Si metta uno scialle sulle gambe e lei ha i reumatismi”. Ma nessuno andava mai a rimboccargli le coperte perché stesse più caldo.
Mentre si avviava alla fossa preparata dai tedeschi e teneva in braccio la piccola Katja, pensava che neanche in quell’ultimo istante c’era qualcuno a sorreggerlo, a dirgli le parole che voleva sentire, che bramava da una vita. La bambina si girò verso di lui. Il suo volto era sereno, era il volto pallido di un adulto pieno di compassione partecipe. E nel silenzio improvviso che era sceso il vecchio sentì la sua voce: “Maestro, non guardare da quella parte, se no ti spaventi” e come una madre gli coprì gli occhi con le sue manine.
La tenerezza arriva imprevedibile e pacificante in risposta al desiderio inesausto e quasi irrazionale dell’uomo. L’umanità, segno del divino, risponde all’infinità umanità del desiderio.
Un racconto di sole venti pagine da leggere tutto d’un fiato.

Pesce Palla