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Dal muro del Brennero al ponte per Lesbo

Dal muro del Brennero al ponte per Lesbo, passando per gli eurobond dell’immigrazione e gli “1 euro job” della Merkel

La Ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner ha dichiarato durante un’intervista rilasciata all’agenzia APA che «l’Italia non può contare sul fatto che il Brennero resti aperto se il flusso sarà incontrollato», vale a dire: “non passa l’immigrato!” e, di conseguenza, “mettiamoci all’opera, costruiamo un bel muro e impediamo l’invasione del nostro Paese di sedicenti richiedenti asilo”.
La decisione della Cancelleria austriaca nasce anche dalla preoccupazione generata dalle allarmanti notizie fornite qualche giorno fa dal Generale Paolo Serra (Consigliere militare dell’inviato speciale Onu in Libia, Martin Kobler): «In Libia ci sono un milione di potenziali migranti … I flussi migratori in partenza dalla Libia possono rappresentare una minaccia alla sicurezza: all’interno potrebbero esserci infatti cellule dormienti».
Qualcuno dice: “Possiamo dar torto all’Austria?” e lancia l’allarme per la possibile permanenza nel Bel Paese di centinaia di migliaia di profughi che, non potendo attraversare il confine austriaco per recarsi nei Paesi nordeuropei, rimarrebbero in Italia.
Quali, allora, le possibili soluzioni?
Una prima ipotesi per impedire che gli immigrati raggiungano le nostre coste potrebbe essere quella di costruire nel bel mezzo del Mediterraneo un muro stile MOSE e verrebbe più o meno una cosa del genere:

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Se questa strada dovesse rivelarsi troppo lunga ed impraticabile allora occorre percorrerne altre.
Segnali positivi da questo punto di vista ve ne sono.
Il Papa che si reca a Lesbo per ridare speranza e coraggio a tutti quelli che vivono in quel lembo di terra in condizioni inumane.
La Merkel che sta proponendo una legge per l’integrazione dei profughi che prevede la creazione di 100.000 posti di lavoro attraverso una particolare forma di tirocini formativi.
Il piano italiano per un nuovo patto europeo per l’immigrazione, da finanziare con l’emissione di “bond comuni europei per l’immigrazione”.
In particolare, questa ultima strada ci sembra interessante, perché se si aiutano i Paesi da cui i migranti fuggono a ricostruire il proprio tessuto economico, se si rilancia la loro industria, l’agricoltura, il turismo, etc., tanti di questi non avrebbero più ragione di scappare.

Pesce ner(Azzurro)