DALLA PADELLA NELLA BRACE

Il centrodestra è “frantumato ma vivo”. Così ha commentato queste elezioni amministrative Antonio Polito sul Corriere.
Direi “vivo” perché durante la campagna elettorale è stato evidente in molte città – come lo è a livello nazionale – un vuoto di rappresentanza che, sì!, si può chiamare centrodestra, anche se si fa fatica ad identificarsi in questi litigiosi candidati che formano e sciolgono coalizioni senza un disegno e una proposta efficaci e capaci di convogliare i consensi.
Il risultato di questo sono i ballottaggi a Roma e a Torino tra PD e 5stelle.
Che si fa se uno non si sente rappresentato?
L’astensionismo è una prima strada, ma mi pare un po’ il gioco dello struzzo o di qualcuno dei miei bambini quando si tappa le orecchie e gli occhi mentre lo sgrido.
Scheda bianca? Idem come sopra e allora piuttosto vado al mare.
Dunque bisogna scegliere. Scegliere il meno peggio.
Guardando i programmi dei diversi sindaci, ma non solo. Bisogna guardare agli schieramenti, ai candidati e alle possibili giunte, e bisogna guardare a ciò che muove i programmi.
Io voterò a Torino e posso dire senza problemi che Fassino è brutto e cattivo. E, tuttavia, ben venga se è l’unico – solo per ora mi auguro! – argine al Movimento 5 Stelle.
Al di là della faccia pulita e piena di giusto entusiasmo della Chiara Appendino, ciò che la genera è un movimento statalista e relativista, incapace di qualunque dialogo con molte della realtà che amo e che vorrei proteggere, a partire dalla Chiesa cattolica e dalle opere che da questa nascono.
L’internalizzazione dei servizi pubblici e comunali (per capirci, il percorso inverso alla privatizzazione e alla sussidiarietà) ormai non la sostengono neanche più i comunisti.
Diritti a LGBT e agli animali (che sono due punti specifici nel programma Appendino) sono comuni certamente ad una parte del PD, ma è una parte che deve scendere a compromessi, perché – inutile negarlo – molti degli elettori e dei candidati di quel centrodestra frantumato oggi militano nelle file di pseudo sinistra.
Questi 5stelle, giovani e baldanzosi, perché hanno molto poco da perdere (e in questo è molto del loro fascino), hanno una forza e un’idea culturale, fatta di campagne di informazione e di sensibilizzazione su temi lontanissimi dal cattolicesimo popolare. Per questo sono pericolosi.
Senza contare il fondamento ideologico di proposte come il “reddito di cittadinanza” e “la casa come diritto”.
In sintesi, quasi quasi mi trasferisco!
Ma nel frattempo credo che sia necessario scegliere, come sempre, lo spazio migliore dove poter dialogare e tentare di costruire.
Sempre nell’articolo di Polito, mi trovo molto d’accordo su un passaggio: servono un capo e un progetto, per rimettere insieme un arcipelago di elettori, di cittadini, accomunati da valori, tradizioni e da una certa idea di bene comune che non potrà trovare casa né nel PD, né tra i 5 stelle.

Sirenetta