Crea sito

Dio: presente – La libertà: presente – Il serpente: assente

Ai funerali “laici” celebrati a Milano, Dario Fo ha voluto salutare la sua amata Franca Rame con un racconto inedito mai recitato in pubblico. Così, ha raccontato una Genesi apocrifa, scritta da sua moglie. «Siamo nel paradiso terrestre – racconta – Il primo essere umano ad essere forgiato non è Adamo, ma è Eva, la femmina». Fo prosegue il racconto spiegando che Eva non è tratta dalla costola di Adamo, ma modellata dal creatore in un’argilla fine e delicata e dopo Dio provvede a creare per Eva il primo uomo. «Ma poi eccola incontrare finalmente il suo maschio che è Adamo – dice Fo – che la guarda preoccupato. Lei inizia una danza attorno a lui, con grida da selvatica. L’Eterno li osserva e si compiace: “Mica male!”». Allora, «Dio propone loro di scegliere tra due alberi. Quello che offre l’eternità, ma che non contempla la prole. E un albero che produce semplici mele che offrono conoscenza, sapienza, dubbi e amore, ma che portano alla morte. Adamo ed Eva non hanno esitazioni. Come spiega la donna che sente subito il desiderio di cingersi ad Adamo. “So già che questo amplesso sarà la fine del mondo! Pur di aver conoscenza, dubbi e amore, ben venga anche la morte”».
La cosa interessante è che anche da una rappresentante della cultura laica vi è il riconoscimento, abbastanza esplicito, che l’uomo è una creatura; poco importa se sia stato creato prima il maschio o prima la femmina, se l’argilla era fine e delicata oppure grezza e grossolana; ciò che importa è il fatto che si riconosca che l’uomo è stato fatto da un Altro!
Un altro aspetto, riguarda il fatto che Dio concede all’uomo la libertà; chiedendo ad Adamo ed Eva di scegliere tra una vita eterna da vivere in una solitudine triste ed una vita mortale e provvisoria da vivere in una pienezza esistenziale, dà loro la possibilità di esercitare un privilegio fondamentale, senza il quale non ci sarebbe l’umanità. Tra l’altro, nella scelta che fanno, a mio avviso, usano anche un’altra dote che Dio aveva concesso loro: l’intelligenza, ma questo è un altro discorso.
Secondo il racconto, però, il “desiderio di cingersi ad Adamo” non nasce in Eva a causa di una tentazione indotta; nella favola manca, volontariamente, un personaggio: il serpente.
La Bibbia individua nella concupiscenza indotta il “peccato originale”, ma è chiaro che non si limitava a quello, ma alla questione che l’uomo pur essendo stato creato “ad immagine di Dio”, nella sua libertà può decidere di fare anche il male. L’albero scelto dai due, quindi, non produceva solo “conoscenza, sapienza, dubbi ed amore”, ma anche qualcosina che Rame-Fo si sono dimenticati di elencare: malignità e cattiveria. E’ vero che all’elenco hanno aggiunto la morte, ma per esorcizzarla.
Ogni uomo, nell’esperienza concreta, come ricordava anche il saggio Tonno subito qualche giorno fa citando S. Paolo, si rende conto che è nella sua natura la possibilità di fare il male.
Non bastano “sapienza, conoscenza, dubbi ed amore” per vivere quella pienezza esistenziale evocata nel racconto e tanto desiderata da ciascuno. Occorre provare ad andar dietro a chi circa duemila anni fa ci ha promesso “il centuplo quaggiù e la vita eterna” (quella del secondo albero del racconto della Rame per intenderci).

Pesce ner(Azzurro)