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Domandare, sempre

Nella notte di cammino verso la Madonna di Loreto, mi sono tornati in mente alcuni versi di Charles Péguy de “Il mistero dei Santi Innocenti” (Misteri, ed. Jacabook, pagg. 305-315, 320-327), che vorrei offrire a tutti come spunto di conforto.
(E’ la voce di Dio che parla.)

Padre nostro che sei nei cieli. Evidentemente quando un uomo ha cominciato così.
Quando mi ha detto queste tre o quattro parole.
Quando ha cominciato col far avanzare davanti a sé queste tre o quattro parole.
Dopo può continuare, può dirmi quello che vuole.
Voi capite, sono disarmato.
E mio figlio lo sapeva bene.
Lui che ha tanto amato questi uomini. […]

Il regno dei cieli patisce la forza, e gli uomini di forza lo prenderanno di forza. Lo sanno bene. Mio figlio ha detto loro tutto. […]
Come volete che mi difenda? Mio figlio ha detto loro tutto. E non questo soltanto. Ma nel tempo si è messo alla loro testa.

Nella flotta innumerevole con cui Dio si sente attaccato, distingue tre grandi flotte: la prima sono i triremi d’alto bordo, i Padre nostro. La seconda sono le Ave Maria, le preghiere alla Vergine, “queste caravelle vestite di velature / di tutti i vascelli sono le più opportune, / cioè quelle che si presentano direttamente davanti al porto.” La terza flotta sono le preghiere innumerevoli, tutte, tutte le altre che si dicono nel mondo. Già questo sarebbe sufficientemente confortante! Ma ancora di più questi altri versi che mi son tornati in mente stanotte:

Ora io vedo la quarta flotta. Vedo la flotta invisibile. E sono tutte le preghiere che non sono nemmeno dette, le parole che non sono pronunciate.
Ma io le sento. Quegli oscuri movimenti del cuore, gli oscuri buoni movimenti, i segreti buoni movimenti. Che sgorgano inconsciamente e che nascono e inconsciamente salgono verso di me.
Colui che ne è la sede non se ne accorge nemmeno. Non ne sa nulla, e non ne è veramente la sede. Ma io le raccolgo, dice Dio, e le conto e le peso.
Perché io sono il giudice segreto.

Nessun movimento oscuro del cuore, nessun battito di desiderio, nessuna lacrima, nulla va perduto. Ancor di più se portato con tutta la fatica (come stanotte) davanti a Colui che ne è il padrone e a Colei che ne è la tenera madre.
Non ci vogliono particolari caratteristiche o capacità, solo l’umiltà di ammettere che io non sono capace, che sono una poveretta, che non sono capace di amare davvero quelli che amo e di portare nella vita il grande Amore che ho incontrato. Solo l’umiltà e la libertà di ammettere Chi comanda. E chiedere a Lui, tramite la Madonna, che compia tutti questi oscuri buoni movimenti del mio cuore.
Questa notte ho capito ancora una volta che domandare non è un gesto pio, da buoni cristiani, ma è un gesto da gente che ama la vita sul serio, che ama profondamente gli amici, i familiari e tutti quelli che incontra, da gente che sente che le cose non dipendono da sé.

Donzella