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Dov’è Dio?

Cari amici della Spigola,

nei giorni scorsi avrete certamente sentito della morte del tenente colonnello della gendarmeria francese Arnaud Beltrame, 45 anni. Ho seguito con interesse la notizia dell’attentato in Francia perché è dall’attentato alla sede di Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015 che mi chiedo se in quei casi è più giusto non intervenire o uccidere per leggittima difesa. Poi ho sentito della guardia che si era offerta in cambio di una donna ostaggio e infine del ferimento e della morte della guardia stessa. Ho avuto qualche sospetto, come dire, mi è sembrato da subito un gesto illogico perché le forze di polizia di solito di fronte a un attentatore agiscono in altro modo: nel momento in cui è possibile fare fuoco, al terrorista si spara in testa per prevenire il rischio di attivazione di esplosivi. Invece Arnaud si è offerto come ostaggio al posto di una donna e l’attentatore ha accettato. Ho pensato: “Chissà quale mentalità c’è dietro un gesto simile!” La stampa ha subito parlato di eroe nazionale, giusto, vero, la patria va difesa a costo della vita. Eppure mi sembrava poco perché mi ricordavo di un altro esempio: vi ricordate il prete polacco che nel lager si offrì di morire al posto di un padre di famiglia? Mi riferisco a padre Kolbe. Non si può capire quel gesto se non si guarda alla vita precedente di cui quel gesto supremo, sia per Arnaud come per padre Kolbe, è solo la punta di un iceberg. Per padre Kolbe vi invito a leggere il libro “Il cavaliere dell’Immacolata” di Jan Dobraczynski (sono 94 pagine, si fa subito). Solo un micro esempio: padre Kolbe era devoto come un figlio a Maria Immacolata per cui aveva fondato in movimento “I Cavalieri dell’Immacolata” che prima della II guerra modiale contava 80.000 aderenti in tutto il mondo fino al Giappone e lui visitava tutte le comunità (per dire, senza facebook, instagram, internet, treni superveloci, ecc.).

Per Arnaud vi invito a leggere gli articoli seguenti in cui è raccontata la sua recente conversione al cattolicesimo. Anche in questo caso un esempio brevissimo: sapeva come ci ha detto Gesù, che “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”. Sapeva che se la sua vita apparteneva a Marielle (la sua sposa civile che avrebbe presto sposato in chiesa), apparteneva anche a Dio, alla Francia, ai suoi fratelli in pericolo di morte.

Muore l’agente francese che si è offerto in cambio degli ostaggi a Trèbes – Il timone

ARNAUD BELTRAME. LA CHIESA LO RICONOSCA “EROE DELLA CARITÀ CRISTIANA”.

Le domande sono molteplici ma una su tutte: cosa permette una “follia” del genere?
Innanzitutto non è una “cosa” ma un “chi”, che permette questa follia.
Sia Arnaud che padre Kolbe avevano incontrato Cristo.
Mi permetto di riportare un breve brano dal testo “Riconoscere Cristo”, una lezione storica che don Giussani tenne nel 1994 a un gruppo di 10.000 universitari:

“… duemila anni sono bruciati via da questa lettera. Non fu ieri, è oggi, non è oggi per me, ma è oggi per te, qualunque posizione tu abbia: cambiala, se è da cambiare! Anch’io tutte le mattine capisco che la debbo cambiare, perché io sono responsabile di tante cose che Lui mi ha date. Dico soltanto che questo avvenimento o questa presenza è di oggi – di oggi! Quel flusso umano di cui abbiamo parlato, io lo porto oggi nella tua vita. Non c’è che Dio, Dio solo, ieri oggi e sempre. Un avvenimento grande, diceva Kierkegaard, non può essere che presente, perché non è un passato, un morto, che ci può cambiare. Ma se qualcosa ci cambia, è presente: «È, se cambia», dice un nostro testo…”.

E’ se cambia.
Alla domanda dov’è Dio? Rispondo: è un uomo adesso, un uomo cambiato la cui unica ragione d’essere è Cristo morto e risorto. L’amicizia con Cristo permette gesti eroici anche a me che sono un pusillanime.

Pensiamoci in questa Settimana Santa: il cristiano è lieto perché Cristo è risorto ed è compagno di cammino.
Buona Pasqua!
Ciao.

Tonno subito