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Dunkirk, l’amaro in bocca della guerra

Nolan è un grande regista, forse il migliore, dice un mio amico regista che spero diventi il migliore. In effetti, la regia di Dunkirk è particolare: tre piani temporali, pochissime battute (l’ho visto in inglese ma l’avrei capito anche in cinese, frase di Churchill a parte), immagini rovesciate, macchina da presa che scorre mentre la gente corre, simmetria della fotografia. Insomma, interessante e regge la tensione per 2 ore quasi senza parole. Certo, se uno si aspetta di trovare il film epico sulla grande ritirata di Dunquerque, l’inizio della riscossa inglese nella seconda guerra mondiale, rimarrà deluso. Non c’è epica. Non si vedono nemmeno i tedeschi. Nolan racconta in fondo che la guerra è brutta, che la sconfitta in guerra è ancora peggio e che alla fine, che si vinca o che si perda, si rimane con l’amaro in bocca, circondati da esseri umani che hanno qualche guizzo di eroismo in un mare di banalità e di disperata sete di sopravvivere. Gli eroi sono come tutti e tutti siamo deboli.
Se avesse avuto qualche piccolo tratto psicologico in più, se ci avesse fatto entrare di più nelle vite di questi uomini normali, sarebbe stato un capolavoro. Ma è un gran bel film, ricorda a tutti che la pace è bene e che l’eroismo, in fondo, è una grazia.

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