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Errore di prospettiva

“Quando noi vedremo tutto,

quando tutto sarà chiaro,

pensa un po’ che risate,

che paure sfatate..”

Così inizia la canzone “Errore di prospettiva” di Claudio Chieffo e sembra quello che tutti attendono in questo momento.

Dietro le mille domande, dentro le richieste alle ASL, ai virologi, ai politici, sullo sfondo dei talk show, nelle proteste di piazza e nei capricci dei bambini, c’è un’enorme domanda di significato, di speranza e di un’anelata pace (“della gioia di un tempo, di un mattino sereno”).

Errore di prospettiva
Segnaletica Covid From Berchet

Continua, poi, la canzone:

 

“Ma di una cosa lo sai

non saprò ridere mai:

è di tutto il male che

ho voluto fare a te”.

 

C’è una responsabilità, troppe volte trascurata, di ciascuno di noi nel partire da quella domanda di senso, nello stare davanti a questa realtà lavorando per cambiare ciò che non ci piace, ma lavorando su ciò che c’è ora.

Una responsabilità di giudizio, di comprensione, di condivisione, di costruzione. La responsabilità di essere responsabili. Vale per chi è al governo (che responsabilità, davvero!) e vale per il semplice aprire gli occhi al mattino.

Molto goffamente ce lo chiedono anche questi DPCM e gli appelli dei medici e la cartellonistica Covid davanti ai negozi e nelle aziende. Solo che ce lo chiedono senza strumenti, senza valide ragioni e senza prospettiva.

 

Ecco, sì, servirebbe proprio una prospettiva.

 

Sirenetta