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Primo giorno. Ogni giorno

Chissà se un ragazzino si chiede cosa prova un prof il primo giorno di scuola?! Se dovessi descrivere il mio pre, direi “panico”. L’estate scorsa ho sognato (3 volte!) di entrare in classe e non sapere cosa dire: scena muta alla spiegazione. Eppure ogni giorno dedicavo del tempo allo studio di cose nuove per non arrivare impreparata al nuovo anno… Poi la scuola è iniziata. Ragazzi conosciuti e ragazzi da conoscere: alcuni fiduciosi, curiosi, pieni di attese, altri timorosi, oppure svogliati e già stanchi. Ma tutti lì, per insegnarmi a vincere la paura, per vincere con me la paura della realtà imparando a conoscerla, a muovercisi dentro, a (spero) amarla.
Io ho paura quando non mi butto dentro le cose ma le penso, quando pretendo di controllare le situazioni, quando m’illudo di essere capace di amare… Poi apro gli occhi (meglio, qualcuno me li fa aprire) e mi accorgo che è molto più interessante vivere, e lasciare a un Altro il compito di amare me e tutti quelli che mi sono dati.
Mi piace come lo dice Rondoni, un po’ mi descrive. Ve lo trascrivo:

“Voler bene ad una persona
è un lungo viaggio –

rupi, cadute d’acqua e bui
improvvisi, dilatati

il chiuso di foreste,
lampi a volte
sul silenzio così vasto del mare

e strade sopraelevate, grida

viali immensi all’improvviso
in una luce sconosciuta.

Voler bene a uno, a mille, a tutti
è come tenere la mappa nel vento.
Non ci si riesce ma il cuore
me l’hanno messo al centro del petto
per questo alto, meraviglioso fallimento.

Sugli altipiani di ogni notte
eccomi con le ripetizioni e le mani rovesciate della poesia:
non farli stare male, sono tuoi, non farli andare via”

Ecco, reale. E molto, molto liberante.

Alice