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Give me your heart. Il mercante di Venezia (o la virtù dell’amicizia)

L’ho riletto in una notte di mezza (!!) estate troppo calda per dormire. Tutto intero, come – potendo – è più bello fare. Di Bassanio, che per sposare l’amata Porzia chiede all’amico Antonio 3000 ducati; di Antonio, che per aiutare l’amico, si impegna con l’ebreo Shylock a restituirgli la somma in tre mesi ad un tasso di usura o a concedergli una libbra della propria carne in caso di mancato pagamento. Delle navi di Antonio che, disperse in mare, non riportano a casa il denaro col quale pagare il debito. Di Shylock che, forte dell’obbligazione, porta Antonio davanti al doge esigendo la libbra di carne da prelevare vicino al cuore. E di come poi… Basta. Scrivo ancora solo – è una chiave di lettura – che “la quantità è una misura che distrugge l’altro e te, rivoltandosi contro di te che la imponi.” (Tranquilli, come ogni frase intelligente non è mia, questa l’ho letta in un commento di Rialti). Comunque leggetelo (Shakespeare, “Il mercante di Venezia”, infinite edizioni, quasi tutte low low cost) prima che finisca il caldo, o il freddo, o quello che volete. Fa bene!

Alice