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God save the Queen (and the people)

Le elezioni in Gran Bretagna hanno avuto un esito che ha ribaltato ogni sondaggio e previsione. I Tory hanno stravinto, ottenendo la maggioranza assoluta in parlamento, e il primo ministro uscente Cameron oggi ha incontrato a pranzo Sua Maestà e sarà riconfermato alla guida del governo del Regno Unito. Terremoto nelle opposizioni, con i leader dei partiti sconfitti (Labour, Lib Dem, UKIP) che si sono dimessi prima ancora che lo spoglio terminasse ufficialmente (questo e’ uno dei pregi degli Inglesi… ognuno risponde sul serio di quel che fa, nel bene e nel male). Ora seguirà una lunga analisi politica del voto e nuove previsioni sulle sorti del paese (saranno nuovamente inattendibili?). Io per ora registro alcuni dati interessanti e che a mio avviso spiegano, almeno in parte, l’esito delle urne.

Gli Inglesi sono pragmatici (altro loro pregio, anche se può rischiare di degenerare). Nelle ultime sfide televisive i leader hanno dibattuto su temi che le persone toccano con mano quotidianamente: NHS (servizio sanitario nazionale), immigrazione (a Londra da un po’ la maggioranza dei residenti non è inglese), occupazione. E qui è emersa una prima differenza sostanziale tra i i Labour di Miliband e i Conservatives di Cameron: la concezione del welfare. Il punto centrale per i primi è l’assistenzialismo statale, con ad esempio la proposta di aumento fondi per i sussidi alle persone disoccupate, per i secondi è aiutare le persone a costruirsi un futuro, puntando innanzitutto sul lavoro. Questa diversità di concezione ha fatto la differenza. Non a caso uno dei punti principali della campagna elettorale dei Conservatives è stato l’aver creato nel precedente mandato 2 milioni di nuovi posti di lavoro.

L’altro aspetto è che, sempre molto pragmaticamente, gli inglesi non si vergognano di usare il criterio del “least worst”, il meno peggio. Lo dichiarano e lo scelgono.
Per questo quanto fatto da Cameron nel precedente mandato, sebbene con molti errori e al di sotto delle aspettative, è apparso più promettente delle proposte piuttosto populiste dei Labour. È indubbio che l’economia inglese, pur nella crisi, continua a reggere e ad offrire posti di lavori (anche a noi italiani…).

Terzo, la questione Europa sì-Europa no. Già in mattinata i commentatori si sono scatenati nel denunciare il rischio imminente dell’uscita del Regno Unito dall’Europa. Cameron ha promesso un referendum su questo punto. La verità è che quello del Regno Unito è uno dei pochi popoli che crede ancora nel valore della sovranità nazionale (basta viverci un po’ per toccarlo con mano). In realtà ci credono anche troppo… come dimostra il trionfo del partito indipendentista scozzese (secondo vincitore di queste elezioni) che ha stravinto in Scozia a scapito del Labour. Anche su questo aspetto, la proposta del referendum è una proposta che afferma la libertà. Anche di poter sbagliare.

Quarto, i singoli candidati. Il sistema elettorale inglese è molto discutibile: in ogni collegio ogni partito ha un solo candidato. Tuttavia, la cosa interessante e’ che il candidato lo puoi conoscere, sul serio. Ti può capitare benissimo infatti che suonino alla porta e ti trovi davanti direttamente il candidato, che si mette a fare il porta a porta in prima persona. In diversi hanno votato il candidato, e quindi il suo partito.

E qui veniamo all’ultimo punto. Quello del grande assente. Di fatto, è mancato un dibattito vero sui temi etici, a parte aperture più o meno spregiudicate da parte di tutti i partiti. Su questo, domina una rassegnazione e un pensare comune che la politica debba adeguarsi alla deriva che sta avvenendo in materia. L’unica possibilità è il contributo che possono dare i singoli eletti. E qui si torna al punto precedente: come tra l’altro richiamato, saggiamente, nella lettera che i Vescovi cattolici hanno inviato agli elettori, è importante votare e lavorare con le singole persone candidate.
Io ne conosco una, che e’ stata eletta, e da qui comincio per provare a fare la mia parte.
Stay tuned!

Fish and chips