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Good luck, Brexit! E noi?

Alla fine gli inglesi se ne sono andati davvero, confermando che una democrazia regge molto a lungo solo se sa rispettare il voto popolare. Quest’ultimo poi è riuscito a piegare tutte le previsioni dell’establishment mondiale liberal e perbene. Se non altro ci hanno insegnato che i processi storici non sono irreversibili e che la libertà vuol dire ancora qualcosa. Andranno meglio o peggio senza l’Europa? La storia ce lo dirà ma la mia impressione è che andranno meglio. Solo gli inglesi potevano permettersi di uscire dalle mille strettoie di un’Europa così lontana dai suoi ideali di partenza. Non erano entrati nelle maglie dell’euro, hanno ancora un rapporto privilegiato con il Commonwealth – 53 Paesi legati dalla fine del colonialismo britannico – hanno la Manica che li divide territorialmente dal continente. Sono molti atout da giocare e, con la concretezza e la disciplina che contraddistingue la società inglese, ce la possono fare.

E noi? Noi non abbiamo nessun atout disponibile e l’uscita dall’euro e dall’Europa non è pensabile. Ci conviene allora cercare di recuperare in fretta l’idea-base da cui l’Europa era nata: non l’Europa super-Stato che organizza l’economia e la morale di tutti (la radice comunista di Spinelli), non quella burocratica che fa a meno della politica popolare (la radice tecnocratica di Jean Monnet), ma quella unita negli ideali e quindi nell’esercito, nella sicurezza, nella politica estera, e libera e concorrente su economia e leggi etiche (questa era la radice dei tre fondatori, De Gasperi, Schuman, Adenauer, tutti e tre cattolici, tutti e tre in corso di beatificazione). Un’Europa più leggera e più forte. Sì perché quando si hanno degli ideali, si ha anche una difesa. Difesa non vuol dire violenza, ma avere qualcosa per cui valga la pena battersi.

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