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Hope – “Dio ci ha fatto speranza”

Chissà se la cooperante danese ha pensato a Péguy quando ha incontrato, soccorso e chiamato Hope il bambino nigeriano di due anni abbandonato dalla famiglia perché accusato di essere uno stregone, e che ha vissuto per circa otto mesi da solo, in strada, senza vestiti e nutrendosi dei resti che trovava…

La fede che preferisco, dice Dio, è la speranza.
La fede non mi stupisce.
Non è stupefacente.
Risplendo talmente nella mia creazione.
Nel sole e nella luna e nelle stelle.
In tutte le mie creature…

La carità, dice Dio, non mi stupisce.
Non è stupefacente.
Quelle povere creature sono così infelici che a meno di avere un cuore di pietra, come non avrebbero carità le une per le altre….

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.

La fede va da sé. La fede cammina da sola. Per credere c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare…

La carità purtroppo va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione…

Ma la speranza non va da sé. La speranza non va da sola. Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia.

Perché le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature.
Della razza degli uomini.
La Fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
 La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.

Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti….
E’ lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perché la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.

 Dio ci ha fatto speranza.
(Charles Péguy – da “Il Portico del Mistero della seconda virtù”)

Per Hope e per tutti i bambini abbandonati, spaventati, torturati, abusati… E per tutti noi, perché ogni tanto abbiamo il coraggio di alzare lo sguardo dal nostro piccolo affanno. E (ri)cominciare a sperare.

Alice