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I love dads

Insegno in una scuola media e ho spesso a che fare con le mamme. Dopo qualche settimana di scuola una mamma sa già tutto della classe del proprio figlio: chi ha più difficoltà a fare i compiti e chi non li fa proprio, chi offre sempre la merenda e chi non è disponibile neanche a prestare una penna, chi aiuta e chi disturba… Un padre no. Le mamme conoscono nomi, volti, voci e modi di tutti gli insegnanti, i padri fanno fatica ad associare nome e materia. Soprattutto le mamme vengono ai colloqui, i padri se possono li evitano.
Nella mia esperienza sono due i tipi di papà che vengono a scuola a parlare con gli insegnanti: i padri separati e i padri costretti (dalle circostanze). I primi si riconoscono dal fatto che parlano, parlano, parlano per dimostrarti la loro presenza nella vita dei figli. Ti raccontano di incredibili difficoltà in matematica di ragazzini che se la cavano benissimo, della timidezza estrema di alunni che in classe sono veri leader, delle gare di kung fu di ragazze che – sai benissimo – passano i loro pomeriggi a scuola di danza. I secondi, invece, sono sempre in fondo alla fila (nel senso che cedono il posto a tutte le signore presenti nel vano tentativo di rinviare la condanna), parlano pochissimo perché “Non le voglio rubare tempo, sono ancora in tanti ad aspettarla” (falso) ma che, soprattutto, hanno come massima preoccupazione quella di scusarsi per l’assenza delle mogli. Anni fa un papà molto molto simpatico passò la maggior parte dei suoi due minuti di colloquio a parlarmi della moglie, che mi salutava e si scusava tanto ma “non è proprio potuta venire perché, sa, ieri ha partorito ed è ancora in ospedale…”.
I love dads.
Auguri a tutti i papà!

Alice