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I Sicofanti – Irene

Dilogia sul potere (di Giovanni Maddalena)
realismo – paternità – libertà
 
Ho letto con estremo interesse il libro di Giovanni Maddalena, “I Sicofanti – Irene: Dilogia del potere” e mi è molto piaciuto. Anche se il Prof. Paolo Borgna ha detto quasi tutto nella sua prefazione, volevo condividere qualche breve impressione (un paio di lampi direi).
Tantissimi sono gli spunti che il libro offre, ma tre aspetti mi hanno particolarmente colpito: realismo, paternità e libertà.
Per quanto riguarda la prima questione, cito un breve dialogo. 
Monique: “Il Naso parla sempre di realtà”. Ray: “Non la realtà del luccio, non la realtà di una donna, proprio quella, con quei capelli corvini e quella voglia di cantare e che si chiama Monique!“. La conversazione in cui è collocato questo scambio di idee mi ha fatto tornare alla mente la lezione di sano realismo che Michael dà a Stan nel film Il cacciatore: “Stan lo vedi questo? Questo è questo! È un proiettile, non è un’altra cosa, ficcatelo bene in testa!” (VIDEO). Stare attaccati alla realtà è ciò che mi permette di capire anche ciò a cui la stessa rimanda. Se la mia posizione di fronte alle cose concrete è distratta, superficiale, ideologica non potrò mai entrare nel mistero che porta con sé e capirla fino in fondo.
Il rapporto tra Ray e Monique e quello di Plinio con Teucro, invece, mi hanno fatto tornare in mente una frase di Don Giussani: “E’ padre chi mi dà la vita, chi mi ha introdotto alla bellezza delle cose, chi mi ha messo in guardia dai possibili pericoli“. Pensando al rapporto con i miei figli penso che sicuramente gli ho dato la vita (in collaborazione con la mamma); ho cercato abbastanza di metterli in guardia dai possibili pericoli; per quanto riguarda l’averli introdotti alla bellezza delle cose, mi sa che sono stato un po’ scarso.
La questione della libertà, invece, la si può capire ascoltando l’Imperatore Tito che parla del suo fedele Generale Plinio, convertitosi al cristianesimo.

 

Tito: “In questi ultimi due anni, da quando sono Imperatore, ho visto Plinio piegare il ginocchio. L’ho visto eseguire i miei ordini da mentecatto, l’ho visto stendere la porpora ai miei piedi e montare la guardia tutta la notte alla stanza dove io montavo femmine che non avrebbero il diritto di guardarlo… solo per il piacere di vederlo umiliato. Ho fatto tutto, ma non sono contento. Non mi appartiene. Non con la testa. Tu anche hai dei pensieri (si riferisce ad Aracne, la sua schiava), sebbene non voglia né possa manifestarli. Fai bene, perché ti salvi la vita. Ma io lo so che pensi come me, anche se alle volte mi odi. Mi hai odiato quando ti ho umiliato davanti a tutti. Ricordi la sera che ti ho dato al generale che aveva vinto in Tracia? Mi odiavi, ma sapevi che così va il mondo: glielo dovevo, prima di giustiziarlo all’alba! Mi puoi odiare, ma tu pensi come me: nel possesso e del possesso. Plinio no, Plinio no. E’ un cristiano, dicono!”.
Che grande cosa la libertà: fare ciò che il potere chiede, ma non appartenergli. Plinio eseguiva fedelmente gli ordini del suo Imperatore perché era il generale dell’esercito romano, ma apparteneva a qualcun Altro.
 
Pesce (ner)Azzurro