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Il Family Banker – Il Seminatore – Il Rischio

De Zaaier met zonsondergang - Vincent Van Gogh (1888)
De Zaaier met zonsondergang – Vincent Van Gogh (1888)

Qualche giorno fa è venuto a trovarci il Family Banker per vedere come stanno i nostri pochi risparmi investiti nella sua banca e analizzare insieme le prospettive future.
A parte la conferma dell’indisponibilità di ulteriori risorse da investire, abbiamo sottolineato al consulente finanziario la paura che i (ribadisco) pochi risparmi messi da parte possano, per qualche motivo, volatilizzarsi come è successo in qualche altro Paese europeo.
A questo punto l’FB ci chiede cosa significa per noi la parola “rischio”.
Rispondiamo che, nel caso specifico, si tratta della probabilità (che avvertiamo alta) che i risultati derivanti dagli investimenti non corrispondano alle nostre aspettative e che dalla possibilità che vi sia questa mancata corrispondenza nasce la paura, il timore, anzi, il terrore di perdere tutto.
L’FB ci dice che la nostra posizione è sì realistica – perché la possibilità che salti tutto il sistema finanziario esiste e che quindi è normale che serpeggi la paura – però è una posizione che non tiene conto di tutti i fattori in gioco…
Così, dopo una dissertazione complessiva sulla situazione finanziaria nazionale ed internazionale, ci mostra un dipinto. E’ “Il seminatore al tramonto” di Van Gogh.
Anche il seminatore corre un “rischio”: rinuncia a una parte del frutto del suo lavoro e lo “butta via”, investe quello che non ha consumato, quello che può permettersi di risparmiare.
Come si vede dal quadro, però, procede a testa alta, con passo deciso, il gesto del braccio ampio ed energico. Direbbe D’Annunzio: “… Il seminatore avanza affondando i piedi umidi nella terra cedevole, levando il capo nella santità della luce. Il suo gesto largo, gagliardo, sapiente, la sua persona semplice, sacra e grandiosa…” (L’Innocente – Oscar Mondatori). Si può dire che è la rappresentazione di un uomo certo, un uomo che non ha paura del futuro, non bloccato dal timore di perdere tutto (eventualità possibile), un uomo grato e sorretto da una speranza.
E da cosa nascono la gratitudine e la speranza?
Alle spalle del seminatore non c’è il vuoto, non c’è il nulla; c’è già un campo di grano maturo, perché, diceva l’FB citando Don Giussani, “la speranza è una certezza nel futuro in forza di una realtà presente”, la speranza e la gratitudine si possono fondare solo sulla certezza di una presenza.
L’assenza nell’Italia di oggi di una posizione umana, culturale, antropologica di tale statura è la principale causa della crisi e la politica è solo un aspetto di questa carenza strutturale.

Pesce ner(Azzurro)