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Il Papa sui migranti

Proponiamo la risposta del Papa sui migranti, data ieri in aereo.
Quando uno legge tutto sul serio, accoglienza e prudenza vanno sempre insieme, come la differenza fra piani personali e politici.

Durante questa Gmg ha detto che è assurdo e irresponsabile considerare i migranti i portatori di male sociale. In Italia le nuove politiche sui migranti hanno portato alla chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, che lei conosce bene. Era una esperienza dove si vedevano semi di integrazione, i bambini andavano a scuola, e ora quelle persone rischiano uno sradicamento. Lei scelse di celebrare con loro il Giovedì Santo del 2016. Le vorrei chiedere che cosa prova rispetto alla decisione della chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto.

«Io ho sentito rumori di quello che passava in Italia ma ero immerso in questa Gmg, così di preciso non conosco bene la cosa ma mi immagino, mi immagino. È vero che il problema dei migranti è un problema molto complesso, un problema che richiede memoria, richiede di domandarsi se la mia patria è stata fatta da migranti. Noi argentini, tutti migranti; gli Stati Uniti, tutti migranti. Un vescovo, un cardinale, non ricordo quale, ha scritto un articolo bellissimo: “un problema di mancanza di memoria”, si chiamava . Le parole che io uso sono: ricevere, il cuore aperto per ricevere, accogliere, accompagnare, far crescere e integrare. E io dico anche: il governante deve usare la prudenza perché la prudenza è la virtù del governante. Questo l’ho detto qui nell’ultimo volo. È una equazione difficile. A me viene in mente l’esempio svedese che negli anni Settanta, con le dittature dell’America Latina, ha ricevuto tanti, tanti, ma tutti integrati. Vedo anche cosa fa Sant’Egidio per esempio: integra subito. Ma gli svedesi l’anno scorso hanno detto fermatevi un po’ perché non possiamo finire il percorso e questa è la prudenza del governante. È un problema di carità, di amore, di solidarietà e io ribadisco che le nazioni più generose nel ricevere sono state l’Italia e la Grecia, anche un po’ la Turchia. Quando io sono andato a Lampedusa, era l’inizio… Ma è vero che si deve pensare realisticamente. Poi hai un’altra cosa importante, è importante tenerne conto: un modo di risolvere il problema delle migrazioni è aiutare i Paesi da dove vengono. I migranti o vengono per fame o vengono per guerra. Investire dove c’è la fame – e l’Europa è capace di farlo – è un modo. Aiutare a crescere. Ma sempre c’è, parlando dell’Africa, quell’immaginario collettivo che noi abbiamo nell’inconscio: l’Africa va sfruttata. Questo è storico e questo fa male. I migranti del Medio Oriente hanno trovato altre via d’uscita. In Libano è una meraviglia di generosità: ha più di un milione di siriani. La Giordania lo stesso, sono aperti, fanno quello che possono. E anche la Turchia ha ricevuto qualcuno e noi in Italia abbiamo ricevuto qualcuno. È un problema complesso, di cui si deve parlare senza pregiudizi».

La Spigola