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Il quasi inno degli americani

Mi è capitato di sentire in una base americana un concerto di musica statunitense. Tanti bei pezzi di musica sinfonica: Bernstein, Gershwin e  altri molto interessanti. Ma tra un pezzo e l’altro c’erano i canti patriottici. Mi ha colpito innanzi tutto il fatto che ci siano Paesi come gli US che sono sempre in guerra e per i quali i canti patriottici hanno ancora un senso: ci sono soldati americani che muoiono ogni mese. Senza sacrificio non c’è Patria. E sacrificarsi per la Patria, del resto, ha senso solo se la Patria è connessa anche alla felicità mia, del singolo e a quella, più grande, del mondo intero.

Proprio per questo vale la pena sentire questo inno legato alla Rivoluzione americana, che per poco non è stato fatto inno nazionale. Se mettete i sottotitoli, vedrete che si tratta infatti di un inno religioso: secondo tradizione calvinista, la Patria terrena e la verità celeste vanno sempre insieme. Noi cattolici siamo più realisti, e sappiamo che le Patrie sono spesso lontane dagli ideali, ma è comunque bello sentire questa unità di terreno e celeste e il finale di ogni strofa – His truth is marching on (la Sua verità sta arrivando) – è tutto ciò che un povero cristiano deve sempre sperare, in ogni circostanza della storia.

Torpedine