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Il sugo bruciato

Apro la posta e trovo l’ennesimo invito dell’ennesima collega a festeggiare l’8 marzo. Reagisco.
Negli ultimi mesi ho accettato una piccola sfida (ovvero l’ignoranza – curiosa – dei miei ragazzi di terza ai quali devo insegnare la riproduzione e parlare di sessualità) e ho iniziato più dettagliatamente a studiare l’argomento, tanto da pensare un progetto e proporne la collaborazione ad un amico. Non so cosa verrà fuori e se mai riusciremo davvero a strutturare un lavoro per la scuola, comunque io sto imparando. Ad esempio – tornando alla reazione iniziale – le molte differenze strutturali del cervello.
Posto che ogni nostra cellula – e quindi anche quelle del cervello – è maschile o femminile perché contiene nel nucleo o una coppia di cromosomi XY o una XX, esistono anche notevoli asimmetrie strutturali tra il cervello di un uomo e quello di una donna. Le principali:
Gli uomini hanno più sviluppati o attivi la giunzione temporo-parietale, la corteccia parietale, il nucleo pre-mammillare dorsale. Per questo sono dotati di una spiccata intelligenza spaziale e di un forte senso dell’orientamento, sono più capaci di analizzare i problemi, più attenti ad identificare potenziali minacce, più inclini all’attività fisica.
Le donne hanno più grandi o complessi la corteccia pre-frontale e frontale, la corteccia cingolata anteriore, l’ippocampo ed il corpo calloso. Sono perciò meno portate ad infuriarsi, più capaci di valutare diverse opzioni e di prendere decisioni, hanno migliore memoria dei dettagli, capiscono più facilmente i linguaggi non verbali.
A differenza strutturale corrisponde differenza funzionale, e la psichiatria definisce “lineare” la mente dell’uomo, in quanto si impegna fino in fondo su una e una cosa soltanto, e quel particolare assorbe tutta intera la sua attenzione, e “circolare” il pensiero della donna, che le permette di eseguire più compiti contemporaneamente, anche se sono molto diversi tra loro.
La riduzione che sto operando è evidentemente grossolana sia dal punto di vista scientifico, sia perché non considerare le molteplici incidenze culturali, storiche, sociali, personali sarebbe da sciocchi, ma anche questo è un aspetto del conoscere che forse può aiutare a guardare l’altro in modo diverso, e quindi a rispettarlo.
Così una donna che per qualche ora affiderà al marito il controllo di bambini e sugo, non dovrà stupirsi di trovare al rientro il sugo bruciato. Dovrà invece sapere che in quel tempo i bambini sono stati molto bene, avendo il padre dedicato loro tutta l’attenzione. Dopo riprenderà il controllo, cucinando, stirando, programmando il lavoro professionale per la giornata seguente e tenendo d’occhio i bambini. Tutto in contemporanea e senza “bruciature”, ma in modo un po’ più superficiale.
Nella diversità è insita una grande ricchezza. Del resto quel genio di Paolo lo aveva già capito 2000 anni fa, quando affermava che “non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti siamo uno in Cristo Gesù nostro Signore”.
Uno, appunto, non uguali. Che si pacifichino quindi tutti coloro che cercano nell’altro (marito, moglie, amante, genitore, figlio, amico…) soltanto qualcuno che possa reggergli uno specchio!

Alice