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IN MORTE DI G.R. ovvero LA CADUTA DI ICARO

G. R., 28 anni, nasce a Fiumicello, in Friuli Venezia Giulia. Frequenta il Liceo Petrarca di Trieste, poi, a 17 anni, va a studiare in New Mexico e infine l’università in Inghilterra; arrivano i successi accademici e il dottorato, che lo porta in Egitto. Ricercatore dell’Università di Cambridge, si reca al Cairo per osservare e raccontare i movimenti operai e sindacali dopo la rivolta del 2011 e il golpe militare del 2013. Studia per perfezionare l’arabo e proseguire al meglio i suoi studi da tempo focalizzati sul Medio Oriente. Scompare il 25 gennaio, giorno in cui cade il quinto anniversario della rivolta egiziana. Il suo corpo viene ritrovato nove giorni dopo sul ciglio di una strada che da Il Cairo porta ad Alessandria. Adesso indagano gli investigatori, gli scenari sono contrastanti, e ci diranno la VERITÀ su questa morte: martire o vittima di delinquenti comuni?
Anche se non è morto in un incidente stradale qualcuno, forse, preferirebbe ricordarlo così:

Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire. Voglio però ricordarti com’eri pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi” (Francesco Guccini – In morte di S.F.).

Leggendo, qua e là, la sua storia di ragazzo pieno di vita, di entusiasmo, di desiderio di conoscenza e di scoperta, intelligente, con un’umanità intrisa dal senso di giustizia, mi è venuto in mente un altro brano e un’altra immagine.

Icaro, l’ampiezza del desiderio infinito dell’uomo. Gli elementi salienti che risultano dalla composizione sono, senza dubbio, le stelle e il cuore di Icaro.
Icaro non è altro che l’allegoria dell’uomo, sempre alla ricerca di un compimento, di qualcosa che soddisfi la sua brama. La parola desiderio proviene dal latino “De-sidere”, che significa “Senza stelle”. È per quel cuore che l’uomo si libra negli spazi e il tempo e lo spazio non sono solo tomba, ma anche spunto per uno slancio.
Quel cuore simboleggia che la figura di Icaro è legata, aspira, cioè dipende da qualcosa d’altro, dipende. Dipende da qualcosa d’altro. Se non ci fosse qualcosa d’altro, anche evanescentissimo, quella figura cadrebbe su se stessa, cadrebbe giù, si spiaccicherebbe, come, infatti, è il destino di questa fiaba nella mentalità pagana. Nella mentalità pagana, cioè nella mentalità mondana, l’Icaro è destinato a distruggersi a terra, perché il cuore non tiene, cioè le ali non tengono. Invece quel cuore è il simbolo di un rapporto con qualcosa; con qualcosa: pensatelo esilissimo fin quanto volete, ma è qualcosa d’altro” (Luigi Giussani – L’io rinasce in un incontro, pag. 71).

Che Grazia poter riconoscere che il mio IO è “rapporto con qualcosa d’altro” e che la vita non finisce sul ciglio di una strada e che compassione per quelli che si accontentano del ricordo.

icaro

Pesce (ner)Azzurro