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Io non sono solo quello che faccio

“Siamo quello che facciamo, niente di più”. Capito? È un messaggio schematico e chiaro. Così Paolo Cevoli termina il video promozionale della Colletta Alimentare 2019. Bel titolo ad impatto, stile “Life is now” della migliore Vodafone.
Da tempo mi ero interrogato sul titolo, parlandone con alcuni amici fino al responsabile del banco alimentare della città in cui vivo, perché a me non va giù. Giuro che speravo sbagliassi interpretazione, ma più vado avanti e più capisco che è uno slogan che non lascia spazio ad interpretabilità.
Ci tenevo a specificare che io (non) sono (solo) quello che faccio. Ho sempre fatto la colletta e la proposta fatta era – e per me è – “condividere i bisogni per condividere il senso della vita”!
Di per sé cambiare il titolo pur di equipararsi alle logiche di marketing con frasi ad effetto tipo “yes We can”, può anche andar bene, ma purché sia vero ciò che si esprime. Perché io, per i miei genitori, non sono solo quello che faccio (grazie a Dio).
Paradossalmente “Siamo quello che facciamo” è il contrario di “condividere i bisogni…”. Il bisogno infatti è la mancanza di qualcosa.
Non riesco a tacere davanti ad uno slogan che per me non è vero! Ciò che ho incontrato io, i volti anche alla colletta dimostrano altro. E proprio per questo, la colletta continuerò a farla nonostante tutto, perché uno slogan molto discutibile non può negare un’esperienza vera fatta.

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