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Io sto con Margherita (e con Frida…)

(lettura molto personale del romanzo di Michail Bulgakov “Il Maestro e Margherita”)

Potrà mai un uomo liberarsi dal peso di una responsabilità usata male?
Solo se sarà fatto oggetto di un totale,  gratuito amore.
Così il Maestro – commuovendosi  per la sua disperazione – libera Pilato dal peso che eternamente porta a causa della propria codardia, e gli ridona la pace.
E Margherita – amando senza schemi  il Maestro – lo libera dalla pazzia per il tradimento della sua stessa opera e conquista per entrambi un luogo di pace.
Non la luce, perché quella non l’hanno meritata.
Il tema della responsabilità di fronte alla verità è solo uno dei tanti sviluppati da Bulgakov in questo che è certamente un romanzo a più temi, ma soprattutto un’opera (letteralmente)  fantastica, magica, realista, surreale…, a n-D insomma, e che si dipana intorno alla figura di un capo-diavolo (Woland), piombato nella Mosca degli anni Trenta con uno strano seguito, che sconvolge la città rivelando le tante meschinità private e pubbliche dei suoi abitanti.
Ma non solo, perché Woland (il demonio, appunto) è colui che ripropone all’uomo moderno, scettico e ateo, “il” problema
“…se Dio non c’è, chi governa la vita umana e l’ordine della Terra?”
e
“…come può l’uomo governare la vita, se non solo è privo della possibilità di formare un qualsiasi piano, sia pure per uno spazio di tempo ridicolmente breve, diciamo di mille anni, ma non può neppure garantirsi per l’indomani?”
Il mondo moderno tenta di riportare il dramma dell’irrompere del soprannaturale ad una dimensione nota o, meglio ancora, a dimenticare. Alla fine sembra restare aperta la domanda solo in qualche “pazzo” ferito nell’ingegno o nel cuore al quale, almeno periodicamente, il problema di un oltre si ripropone.
Se non fosse per la vera natura del cuore dell’uomo, come emerge nello straordinario episodio del fazzoletto di Frida (per me una vera perla nel romanzo) perché neanche il diavolo ha stracci a sufficienza per chiudere tutti i pertugi ed impedire il passaggio della più pura – e umana – misericordia.
 
Alice