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Jamais en vain, toujours en vin

Recentemente mi è capitato di attraversare la Borgogna, regione francese finora a me nota solo per le vicende che l’hanno vista protagonista della storia europea per poco più di un secolo, tra la metà del 1300 e la metà del 1400. La sua “conoscenza diretta” mi ha permesso di scoprirne alcuni elementi decisamente interessanti. Quando nel 1363 il re di Francia Giovanni il Buono (fate caso ai soprannomi…) lascia il ducato di Borgogna al figlio minore Filippo l’Ardito, non immagina probabilmente di dare inizio ad un regno che avrebbe lottato ad armi pari con lo stesso regno di Francia per oltre un secolo. In effetti, grazie ai matrimoni, il territorio del ducato si estende fino a comprendere anche le Fiandre, il Lussemburgo, l’Olanda e altre provincie francesi, tutte zone all’epoca molto ricche. Dopo Filippo, i suoi successori Giovanni Senza Paura e Filippo il Buono partecipano alla guerra dei cent’anni tra francesi ed inglesi, appoggiando prima gli inglesi e poi i francesi, decidendo in questo modo della sorte della guerra, che vedrà prevalere appunto prima gli inglesi e poi i francesi. In un’epoca in cui i sovrani nazionali cercano di accrescere sempre di più il proprio potere, eliminando di fatto i poteri locali, l’esistenza del ducato di Borgogna è considerata dal re di Francia come una spina nel fianco da eliminare quanto prima. Così, quando il successore di Filippo, Carlo il Temerario, tenta di allargare ulteriormente il proprio territorio, creando un collegamento diretto tra le diverse parti del suo regno, si crea una vasta alleanza tra la Lorena, la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra che porta nel gennaio del 1477 alla sconfitta e alla morte di Carlo e alla fine dell’autonomia della Borgogna.

Che cosa resta oggi di questo secolo di splendore borgognone? L’ottimo vino, naturalmente, e poi a Digione, capitale della Borgogna, il maestoso palazzo ducale, le numerose chiese gotiche, le case quattrocentesche. A Beaune, l’hotel Dieu, ospedale fatto costruire nel 1443 da Nicholas Rolin, cancelliere del duca Filippo il Buono, per amore di sua moglie Guigone, per assistere la popolazione colpita dalla guerra dei cent’anni, dove i poveri erano curati gratuitamente ed i ricchi pagavano una cospicua retta, dove erano garantite assistenza, cure, formazione e ricerche mediche di prim’ordine, grazie ad una dote di terreni nei quali si produceva e si produce tuttora ottimo vino di Borgogna, il che ha permesso di mantenere l’ospedale fino ad oggi, e di costruire negli anni ’60 del secolo scorso il nuovo ospedale cittadino. Dietro tutto ciò, fa capolino il “tipo umano” che li ha resi possibili: buono, ardito, senza paura, anche temerario, pieno di carità ma non meno di intelligenza, un tipo umano che pesca la sostanza di questa sua umanità nella struttura ancora cristiana dell’esistenza: è una struttura secondo la quale Dio è tale perché c’entra con ogni particolare, per cui nel dormitorio dell’Hotel Dieu di Beaune i letti sono disposti in modo tale che da ognuno sia visibile l’altare della cappella ed il tabernacolo, i colori del tetto del cortile interno sono vivacissimi per rallegrare i malati, lo stesso amore che si mette nel curare i malati lo si mette nel produrre e vendere il vino che permetterà di mantenere l’ospedale. E, a proposito di vino, che questa vita in cui ogni particolare è esaltato perché legato al significato ultimo sia più intensa e vera ce lo ricorda un motto borgognone (jamais en vain, toujours en vin – mai invano, sempre in vino), che giocando sulla identità di pronuncia ci esorta – scherzando ma non troppo – ad attaccarci a ciò che è vero, bello e buono per non vivere e costruire invano.

Pescespada