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La banalità del male è l’uomo che non pensa

L’altro giorno, per la giornata della memoria in zona di movida torinese CineBaretti proiettava un film sulla vita di Hannah Arendt. Film avvincente in cui viene descritto il processo svolto dal Tribunale di Gerusalemme nei confronti del Capo delle SS Eichmann.
La Arendt è una donna affascinante, intelligente e coraggiosa che osserva molto, pensa e non ha paura di dire la verità che vede. A costo di avere molti nemici e non accontentare nessuno.
Due cose mi rimangono vive dalla visione di questo film:

  1. Non c’è bisogno di essere violenti o dei mostri per fare il male. È sufficiente smettere di pensare e sottostare a leggi, regole, intenzioni di altri, la cui bontà e finalità non ci interessa. Ritenere che la propria azione non cambi il mondo uccide l’uomo che la compie (e nel caso dei totalitarismi anche quello che la riceve).
  2. Il male può essere banale ed estremo, ma mai radicale perché per esistere deve rubare spazi di libertà all’uomo. Solo il bene è radicale perché sta all’origine dell’uomo, alla sua radice.

Detto questo non ci resta che sperare di tenere aperta la mente!

Pastinaca