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La carità intelligente

Come dimostrano anche alcuni interventi sul tema migranti di questo blog acquatico, spesso i cattolici non brillano per realismo. Fanno un po’ tutti finta di essere il Papa. I Papi devono fornire una visione d’insieme dei problemi e ricordare il fine, i laici cattolici devono trasformare il fine in azione intelligente. Il Papa dice che la guerra in Iraq o in Siria non va fatta (o che quella in Kosovo o in Afghanistan andava fatta), poi spetta ai politici cattolici capire come.
Così sui migranti. Il Papa dice che bisogna accogliere ogni persona, e giustamente dice che per i profughi (dunque non per tutti i migranti) la Chiesa si può impegnare ad accogliere attraverso le parrocchie. Solo questo.
I laici cattolici, attraverso politica e opere (sì, mi spiace, chiamatele come volete ma è così) devono trovare il modo di realizzare quel fine, almeno come tentativo. Certo che il problema dei migranti poggia sul desiderio di qualcosa di meglio, desiderio che è il motore della libertà, ma la realizzazione di questo “meglio” è responsabilità di tutti e non può essere ingenua. Per i profughi, che fuggono da guerre, non si può che accoglierli, per ora. Ma occorre ricordare che in qualche modo bisogna intervenire nei loro Paesi di origine economicamente, strutturalmente e politicamente. E dove c’è la guerra, alle volte decidendo chi appoggiare militarmente. Questo vale per i profughi e, a maggior ragione, per tutti gli altri migranti.
Senza questa intelligenza dei fatti, senza la costruzione di progetti e di opere, la carità diventa un buonismo stucchevole che nella maggioranza dei casi fa solo chiacchierare giocando a fare il Papa e, in una minoranza di casi, fa compiere sacrifici di accoglienza tanto onerosi quanto inutili. La carità o è intelligente e fattiva o serve solo per avere la coscienza borghesemente a posto.

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