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LA DEMOCRAZIA O E’ O NON E’

E NON HA COLORI

Volevo intervenire nella polemica sorta tra la responsabile dell’Associazione Don Milani ed il vecchio compagno termolese Giovanni De Fanis: Nella polemica il De Fanis fa una ricostruzione degli abusi edilizi perpetrati a Termoli negli ultimi 70 anni dagli allora Imperatori termolesi democristiani La Penna e Di Giandomenico, ricostruzione da me condivisa in pieno, senza entrare nel vero merito della questione (DEMOCRAZIA ZERO) . Però il De Fanis dimentica di dire che lui è stato per 15/20 anni consigliere comunale di opposizione a Termoli e di dire cosa ha fatto lui per difendere la democrazia se non quello di denunciare ai quattro venti che non c’era democrazia.

Ora la storia di demagogia è piena, di concretezza molto meno. Vorrei ricordare al De Fanis che negli anni 70 quattro scalcagnati giovanotti che militavano nella Democrazia Cristiana vinsero una grande battaglia di democrazia contro l’allora On. La Penna allorquando nel presentare la lista per i candidati democristiani al futuro consiglio comunale l’Onorevole pretendeva che i cattolici dessero una rosa di nominativi e lui ne avrebbe scelto tre. I quattro giovincelli e le varie organizzazioni cattoliche non ci stettero e dissero tu ci dai il numero e noi ti diamo i nominativi pari a quel numero.

Non sto qui a spiegare del perché il La Penna volesse scegliere lui i nominativi, fatto sta che vi fu una contrapposizione durissima che portò i quattro giovinastri insieme a tanti amici del mondo cattolico e non a preparare una lista civica, a questo punto il La Penna dovette cedere alle richieste di quei quattro sbarbatelli. Ho voluto ricordare questo episodio per dire al De Fanis che la democrazia non ha colori. La responsabile dell’associazione Don Milani ha fatto qualcosa di veramente concreto per difendere la democrazia, insieme a tremila cittadini ha chiesto un referendum perché la popolazione termolese potesse dire la sua. Questo non è stato possibile, mi aspettavo dal caro Giovanni, Lui che si è sempre proclamato un paladino della libertà e della democrazia, un atteggiamento molto più coerente e quindi di condanna verso un amministrazione (anche se della sua parte politica) che nel suo vocabolario ha cancellato la parola democrazia.

Riaffermo che quei giovinastri fecero una battaglia di democrazia e non una battaglia su un nominativo, anche perché quel nominativo oggi nei banchi della maggioranza ha votato contro il ripristino della democrazia e comunque io oggi, a distanza di 40 anni, rifarei la stessa battaglia.

A Barracule’