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La legittima difesa

Cari amici della Spigola,
è con profonda tristezza e malinconia che scrivo.
Un atto terroristico è sempre un gesto vile e, come ha detto il Papa, contrario a qualsiasi legge umana.
Quanto accaduto a Parigi venerdì 13 mi ha colpito profondamente, più dell’attentato alla redazione giornalistica di Charlie Ebdo.
In quel contesto mi chiedevo quale sarebbe stato il comportamento più umano da seguire per impedire l’uccisione a sangue freddo del poliziotto che, disarmato, era a terra e chiedeva pietà al terrorista che l’ha freddato quasi con noncuranza.
Oggi torno a chiedermi: in una situazione simile, cioè durante un attacco, qual è l’atteggiamento di un cristiano? Cosa fare per rimanere umani? Cosa dice la Chiesa riguardo la legittima difesa?
Riporto il capitolo del catechismo della Chiesa Cattolica riguardante la legittima difesa, sinteticamente:

  • dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore. Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale;
  • per la Chiesa ha più valore la difesa della propria vita che la vita dell’attentatore. La legittima difesa è un grave dovere;
  • la pena ha uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole;
  • se i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

Sono contento di appartenere alla Chiesa poiché questa non è buonista: se con un attentatore non c’è dialogo, se falliscono tutti gli altri mezzi, per preservare la mia vita e la dignità della persona umana non è esclusa a priori nessuna soluzione, compreso l’utilizzo delle armi e la morte dell’attentatore.
Come si traduce nel concreto?
Per andare contro l’attentatore devo mettere in conto un rischio “residuo”, cioè che l’attentatore sia più veloce di me e che riesca ad uccidere me e i miei amici. Sono disposto a pagare un prezzo così alto?
Oggi la “libertas ecclesiae” è minacciata così tanto?
Sento così minacciata la mia libertà e la vita dei miei cari?
Sono disposto a morire e a far morire i miei amici?
Solo rispondendo sinceramente e totalmente a queste domande posso iniziare ad organizzarmi, magari aiutando le Forze dell’Ordine, chiedendo se come civile posso imparare metodi di intelligence per intercettare malintenzionati, oppure imparare metodi di guerriglia urbana (come nella battaglia di Stalingrado): la creatività della risposta non ha limiti.
Ragionevole (umano) è colui che sottomette la ragione all’esperienza: la ragione è il giudizio della Chiesa, l’esperienza è la risposta alle domande di cui sopra.
Ora la mia domanda è: se mi fossi trovato nel teatro Bataclan, a 20 metri dai 4 attentatori e con una pistola carica in mano, addestrato nell’esercizio del tiro a segno veloce, avrei avuto il coraggio di mirare alla loro testa? (non è “banale” uccidere un uomo, anche se è un assassino). Si mira in testa per scongiurare il pericolo di attivazione di un’eventuale cintura esplosiva.
Il primo sarebbe andato a segno, il secondo forse, il terzo… certo però che se fossimo in due…

Tonneremmo subito

P.S.

La legittima difesa

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore ». 174 « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale ». 175

2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». 176

2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.

2266 Corrisponde ad un’esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell’uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l’ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

2267 L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ». 177