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LA SMISURATA AMBIZIONE

Il discorso di Renzi alla Direzione del Partito mette in atto alcune delle tecniche retoriche più antiche (e più usate). Tornano alla memoria alcune orazioni famose del passato: il discorso di Catilina nel De Catilinae coniuratione di Sallustio («Ma siccome io conosco la vostra fortezza e la vostra fedeltà nei miei confronti in molti e ardui cimenti, proprio per questo il mio animo mi consente di intraprendere questa impresa davvero grande e gloriosa, anche perché ho constatato che condividete con me i possibili vantaggi ma anche i pericoli. Infatti una vera amicizia si basa sugli scopi e interessi comuni. Io ho già esposto a ciascuno di voi singolarmente quanto ho progettato; del resto il mio animo si infiamma ogni giorno di più, quando medito su quale sarà la nostra vita futura, se noi stessi non ci guadagniamo la libertà». Capitolo 20) , il discorso di Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare («Il nobile Bruto vi ha detto che Cesare era ambizioso. Grave colpa se ciò fosse vero e Cesare con grave pena l’avrebbe scontata. Ora io con il consenso di Bruto e degli altri poiché Bruto è uomo d’onore e anche gli altri. Tutti, tutti uomini d’onore… Io vengo a parlarvi di Cesare morto. Era mio amico. Fedele giusto con me… anche se Bruto afferma che era ambizioso e Bruto è uomo d’onore. Si è’ vero. Sul pianto dei miseri Cesare lacrimava. Un ambizioso dovrebbe avere scorza più  dura di questa. E tuttavia sostiene Bruto che egli era ambizioso e Bruto è uomo d’onore. Si è anche vero che tutti voi mi avete visto alle feste dei Lupercali tre volte offrire a Cesare la corona di Re e Cesare tre volte rifiutarla. Era ambizione la sua?» II).
In particolare, è degno di nota l’effetto sorpresa (aprosdoketon) nella parte finale con ribaltamento del significato atteso dall’ascoltatore: “Molti in questi giorni hanno parlato della smisurata ambizione di Renzi. Della smisurata ambizione del Pd. Ora voi vi aspetterete che io smentisca queste parole. E, invece, io non lo faccio”. Secondo il Segretario, ci vuole una smisurata ambizione. Dal segretario del Partito all’ultimo iscritto di umile condizione. Ci vuole una smisurata ambizione per… “salvare l’Italia”.  L’oratore in questione non smentisce l’accusa di “smisurata ambizione” con grande stupore del pubblico! Poi, però, ne chiarisce il significato: non si sta parlando di un’ambizione negativa, come comunemente si pensa (per ottenere il potere!), ma si sta parlando di un’ambizione “positiva”, che anzi accomuna o dovrebbe accomunare il vertice del Partito (nella persona del suo Segretario) a tutti i membri del Partito stesso, comprese le persone più semplici. Quest’ambizione ha un semplice fine: salvare l’Italia!
Nobile tentativo per mascherare l’ambizione. Tuttavia, l’ambizione, qualunque veste assuma, ha un solo vero volto: porta a intraprendere un’impresa per il grande desiderio di possesso, e non per una ragionevole considerazione delle possibilità di successo. Un’impresa per raggiungere una méta o per conquistare un bene agognato. Quindi, prima di intraprendere un’impresa bisognerebbe capire bene: 1) qual è l’obiettivo che si desidera raggiungere, 2) con quali forze si ritiene ragionevolmente di poter ottenere successo, 3) chi sono i beneficiari del bene desiderato?
Se l’obiettivo è salvare l’Italia, ne beneficeremmo tutti senza dubbio, ma diffido fortemente che le forze siano sufficienti e sicure. Se l’obiettivo è il potere, allora forse le possibilità ci sono. Basta avere gli appoggi giusti. Ma in questo caso ne beneficerebbe solo una strettissima minoranza.
Non era meglio essere sinceri come Macbeth? O almeno mettere in conto il rischio di “cadere dall’altra parte”… senza far credere agli Italiani di essere generale di una grande impresa per la salvezza nazionale?

«Non ho altro sprone,
da conficcar nei fianchi al mio proposito
se non la mia ambizione che volteggiando,
nella smania di balzare in sella,
rischia di fare un salto troppo lungo,
e cader dall’altra parte.»
(W. Shakespeare, Macbeth, I, VII)

Stella Marina