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La spocchia senza fine degli intellettuali

Curiosi i commenti degli intellettuali sulla vittoria di Trump, che non avevano minimamente previsto (e questo già ci dovrebbe dire qualcosa). Un professore americano di economia a Radio anch’io diceva che hanno vinto le passioni contro le ragioni, i sentimenti contro l’evidenza della verità. Il commentatore della Radio rincarava dicendo che infatti il 49% delle affermazioni economiche di Trump sono “fattualmente” false. E’ solo un esempio dei milioni di commenti che dicono tutti la stessa cosa: la gente ha votato male.

Dunque, a parte il fatto che andrà tra i meriti di Trump quello di aver fatto affermare l’esistenza della verità da un professorone di economia e che mi si permetta qualche dubbio sui “fatti” di economisti che non ne imbroccano una da 9 lunghi anni, il problema della democrazia rappresentativa è che i votati rappresentano ciò che il popolo vede e sente. Certo, può essere tutto sbagliato (come nel caso delle elezioni del nazismo) ma di certo non è sbagliato il problema che avverte. Un intellettuale serio, soprattutto dopo aver sbagliato le previsioni, dovrebbe dire: vado a vedere che cosa la gente vede che io non ho visto. Poi magari ne darà un giudizio diverso, ma intanto deve cominciare a guardare.

Invece, l’intellettuale radical-chic o ideologico ragiona con la propria passione sul mondo che vorrebbe che ci fosse, chiama questo mondo “verità” e i ragionamenti che lo tengono in piedi “ragione” e poi scredita tutti gli altri additandoli come meri esseri “passionali”. E’ l’esatto contrario. E’ lui a essere accecato dalla propria passione mentre, in questo caso, la gente in America ha votato con passione sui problemi che vede e che giudica con la propria ragione. Ed è con la ragione che ha capito che le promesse della Clinton erano merce finta. Chiunque abbia vissuto o conosciuto un po’ di fatti americani di prima mano sa che il giudizio sulla Clinton, acclamata dai media, non poteva che essere quello. Certo, Trump è un rischio, ma è un rischio calcolato con ragione . Se gli intellettuali provassero a vedere che cosa succede di fatto, rispetterebbero la democrazia che amano solo a parole e quando vincono, e proverebbero a considerare il voto americano come una provocazione per provare a pensare di più, con un po’ più di umile realismo.

Torpedine