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L’arte del compromesso

Le elezioni del Senato hanno dimostrato un’antica verità espressa una volta da Ratzinger (prima di essere Papa ed ex-Papa): la politica è l’arte del compromesso. Chi non vuole farne, resti fuori dalla politica. Così i “cittadini” 5 stelle hanno imparato a proprie spese che non sono solo il malcostume, l’immoralità e la cattiva fede a determinare quelli che loro vedono come complotti e patti scellerati. La politica è l’espressione degli interessi di tutte le persone (i cittadini senza virgolette) di un Paese. Ci sono persone che formano gruppi perché hanno gli stessi interessi, ma gli interessi in campo rimangono sempre molti e molto diversi fra loro. Non ci sono tante scelte: o l’accordo o la dittatura. Tertium non datur.
Per il primo bisogna accettare di lasciare da parte un po’ di se stessi. Per la seconda bisogna affermare se stessi all’infinito, sopra tutti gli altri.
E’ una concezione dell’uomo che sta sotto questa scelta. O si considera l’uomo che è, in tutte le sue dimensioni, consapevoli che da qualche parte sbaglierà sempre e che pure tenderà sempre alla felicità anche mentre compie azioni malvagie, oppure si considera l’uomo che dovrebbe essere e che non sarà mai, sacrificando il bene possibile per l’ottimo impossibile.
Negli stessi giorni la Chiesa cattolica, che non ha dubbi sullo scegliere la prima concezione, piena di peccatori da cima a fondo, zeppa di interessi di ogni tipo, cercando solo il bene alla fine ha trovato l’ottimo.

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