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“Le voci di mio padre” di Joe Fiorito

Opera recente (2001) di un giornalista e scrittore canadese di origini italiane, è un libro fatto di persone e di storie vere di famiglia: piene di silenzi, vergogne, liti, sbronze e miserie raccontate con sincerità, compassione e tenerezza. Il padre Dusty, protagonista assoluto delle storie, irresistibile narratore, portalettere, suonatore di tromba, giace moribondo in un letto d’ospedale e Joe lo veglia facendosi raccontare ogni particolare, per fare in modo che quelle storie continuino a vivere. E allora riemergono dal passato le mitiche figure di Joe Silvaggio, della moglie Filomena Fiorito e del cognato Matteo Fiorito che, negli ultimi anni dell’ottocento, fuggono da Ripabottoni, anonimo paesino del Molise, per rifugiarsi a Fort William, sperduto borgo tra gli immensi boschi dell’Ontario canadese. L’autore conclude questo percorso della memoria tra scetticismo e nostalgia: “Anche se la memoria è contraffatta… Forse ricordo l’immagine di una immagine… Ma ho le fotografie. Quelle non cambiano. Dispongo di alcune lettere di Dusty e della sua rivoltella. E ho l’orologio da taschino di Tony. Li tengo in un cassetto.” Le radici sono, nonostante tutto, una realtà.

Pesce Palla