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Letture d’autunno 1

“Ciascuno di noi nasce dall’uovo nel quale si sono uniti i cromosomi del padre e della madre, a loro volta nati da uova nelle quali s’erano uniti i cromosomi dei loro genitori. Se cambia il padre o la madre, dunque, cambia l’unione dei cromosomi e l’individuo che avrebbe potuto nascere non nasce più. Al suo posto ne nasce un altro e la progenie che ne deriva è diversa dalla progenie che avrebbe potuto essere.”

Oriana Fallaci sa di essere gravemente malata e desidera scrivere il romanzo della sua vita. Su questo investe gli ultimi dieci anni durante i quali ricostruisce con precisione meticolosa la storia di famiglia (e d’Italia) dal 1773 al 1889. E’ una storia piena di ribelli – così si sono incontrati i cromosomi – principalmente donne ma non solo: dalla splendida Caterina che nel Settecento toscano disobbedisce alla legge che proibisce alle donne del popolo di ornarsi di fiocchi e monili  (e addobba il proprio cappello con le ciliegie), che gira i mercati vendendo vietatissimi “tubi di decenza” (mutande da donna) e che a Firenze insulta Napoleone sulla pubblica piazza, fino alla bella Anastasìa, che sceglie di vivere una vita inconcepibile per una donna dell’Ottocento, passando per l’intrepida Montserrat e l’appassionata Teresa.

Nel 2008, quando fu pubblicato “Un cappello pieno di ciliege”, Oriana Fallaci era morta da un paio d’anni. Il libro, preceduto da una grande campagna pubblicitaria, era il frutto della paziente ricostruzione del nipote e curatore Edoardo che, secondo le volontà della zia, aveva dato vita al suo romanzo più corposo.

Il libro è bello, scorrevole e avvincente. Non è il mio Fallaci preferito perché, al contrario della produzione precedente, la scrittura è più femminile, più pacata. Ma vale la pena leggerlo per l’intensità dei personaggi, perché è un affresco di costume, arte, medicina, cucina…dell’epoca e perché è scritto divinamente.

Dura circa 850 pagine; se vi piacerà vi consiglio di proseguire con “Un uomo” (romanzo) e “Intervista con la storia” (raccolta di interviste: molto meglio di un romanzo).

Alice