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Libri da indossare

Sulla Stampa leggo che alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno progettato e realizzato un libro da indossare, per permettere a chi legge di vivere le stesse emozioni dei protagonisti. I ricercatori garantiscono il coinvolgimento emotivo del lettore attraverso l’alterazione della frequenza cardiaca e della temperatura corporea localizzata.
Mi chiedo: è questo il coinvolgimento che cerco quando inizio a leggere un libro?
C’è un aspetto di intimità tra autore e lettore che raramente ritrovo anche nei rapporti personali. Un (vero) scrittore si svela, sempre, in tutto il suo dramma di uomo, e si dona a me totalmente. E io, d’altra parte, mi aspetto che questo – come tutti gli incontri tra uomini – mi porti qualcosa di nuovo, mi muova, mi cambi.
Perciò non ho avuto bisogno di giacche speciali per sentire la vibrazione del cuore di un uomo (il “vice”?/l’autore?) alla ricerca del vero (del Vero!) quando stanotte ho finito di leggere “Il cavaliere e la morte” di Leonardo Sciascia (iniziato e finito, in realtà, perché è un libro bello e perché appartiene alla speciale categoria dei romanzi brevi – o racconti lunghi – che permettono di non interrompere il ritmo della lettura); indossavo il mio pigiama di pile e – grazie a Dio – non soffro del terribile cancro che contemporaneamente consuma protagonista e autore, pure ho potuto partecipare alla grande armonia di cuore e pensiero che ha guidato la penna di un grande.
Ma forse la ricerca del MIT porterà qualcosa di nuovo nell’oceano profondo della letteratura contemporanea: per far vibrare il cuore non sarà più necessario essere “grandi”, basterà utilizzare gli elettrodi giusti!

Alice