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L’importante è non cambiare criteri

Un mio amico, cattolico convinto, mi dice che ora le priorità politiche sono “economia” e “buon senso”. Le priorità o i criteri per valutare la politica? Risponde la prima, ma tutto quello che dice fa pensare alla seconda. E in ogni caso anche la prima è dubbia.
Infatti, la crisi “economica” non era anzitutto una crisi “antropologica” secondo un volantino cattolico che sempre lo stesso amico ha appeso al frigorifero di casa sua? Se l’economia è una priorità, l’antropologia non dovrebbe allora essere una priorità della priorità?
Il “buon senso” non è forse ragionevolezza, cioè capacità di tener conto di tutti i fattori, non solo quelli che si vedono, si sentono e si toccano, secondo il positivismo che quello stesso amico ha condannato tante volte?
Ora, in situazioni confuse come quella attuale l’importante è non cambiare criteri e giudizi nati dalla propria esperienza. Quella non la si deve tradire. Proviamo a fare ordine, almeno secondo la mia esperienza.
  1. I criteri con cui un cattolico decide sono sempre gli stessi: il bene comune, la libertà della Chiesa, i principi non negoziabili.Il primo implica tante cose tra cui benessere, solidarietà, sussidiarietà.La seconda significa la possibilità che la Chiesa viva non solo come liturgia (che in Italia nessuno tocca) né come oratorio (tutti sono contenti che liberi le famiglie da un peso). La libertà della Chiesa deve essere soprattutto possibilità di educare, di esprimersi pubblicamente, di avere voce in campo culturale, di potersi associare come e dove meglio crede in qualsiasi campo.I principi non negoziabili del resto sono almeno tre (vita, famiglia, educazione).
  2. In Italia il centro-sinistra (Renzi incluso) pensa in modo contrario almeno ai 3 principi. Può pensare quello che vuole sull’economia  ma i numeri – mi dispiace – sono letti da uomini con una concezione dell’essere umano. Nella mia concezione non voglio che ci sia l’eutanasia, tanto per fare un esempio.
  3. Non votare o votare contro (Grillo) è ancora peggio. Significa non prendere nessuna responsabilità o svalutare il peso delle concezioni (la politica) a favore di tecnicismo e moralismo.
  4. In Italia adesso esiste un centro-destra e un’agenda Monti. Il primo ha una concezione teoricamente (e non è poco) consenziente con tutto ciò che si è detto prima, con il problema che è difficile costruire con Berlusconi in questo momento, non per le sue malefatte morali (che tutti abbiamo e che conoscevamo da sempre) ma perché l’Europa l’ha scaricato. E’ difficile che si possa costruire qualcosa senza Europa; l’ostilità dei leaders europei a Berlusconi è un’ingerenza indebita ma è un dato di fatto.L’agenda Monti non è pregiudizialmente ostile, salvo aver già detto che le questioni “etiche” sono private (come fa l’eutanasia a essere una questione privata me lo spiegheranno?). Man mano si chiarirà – visto la novità – se questa agenda ha una concezione che rispetta quei principi e quei criteri o il rispetto è solo silenzio.Poi ci sono tanti partitini che rispettano quei principi e quei criteri senza lo screditamento europeo di B. Ma sono troppo piccoli per poter costruire in grande.Per decidere occorrerà vedere i candidati: se Monti vorrà davvero una politica riformista rispettosa dell’esperienza cattolica e della ragionevolezza, lo capiremo dai candidati in lista. Se saranno tutti i professori illuministi e perbenisti, fintamente neutrali, capiremo che si tratta del solito progetto azionista di un’egemonia culturale dell’élite sul povero popolo considerato imbecille. Altrimenti, ci saranno altri candidati – tra cui i cattolici – e l’agenda Monti diventerà plausibile.Se B. si rassegnerà a capire che può vincere ma deve far spazio a qualcun altro, magari anche critico verso di lui e meno inviso all’Europa e non metterà in lista solo fedelissimi senza preparazione e senza storia, ritornerà un’opzione valida per tutti.
Troppo lungo, ma erano passati tanti giorni!

Torpedine

Una risposta a “L’importante è non cambiare criteri”

  1. “Sono tranquillo. Non credo né al pifferaio magico, né al salvatore della patria né tantomeno alla gioiosa macchina da guerra. Grillo e il suo movimento non mi interessano, come Ingroia e la sua rivoluzione civile fatta di comunisti dichiarati. Ho già deciso che alla camera voterò “Fare” di Oscar Giannino ben accompagnato da tante altre ottime persone. A me stupisce un poco che tutta la carta stampata, in particolare quella di centro destra, ne parli pochissimo, anche in chiave critica naturalmente. Il suo programma si riassume in meno stato e più impresa privata, senza peraltro distruggere lo stato sociale. Ottime le idee per abbattere il debito. Il 4% da raggiungere alla camera, per potervi accedere, è impresa difficile in questo contesto, ma non impossibile. Comunque vada voto per chi fornisce credibilità, intelligenza e idee a me vicine. Al senato dove la soglia per accedere è impossibile da raggiungere voterò chi sarà più vicino a “Fare”. “

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